Vimercate, un delitto perfetto?

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Due coniugi di 81 e 78 anni trovati morti in una villetta bifamiliare a Oreno di Vimercate il 3 gennaio del 2012. Pochi forse lo ricorderanno, ma, se vogliamo iniziare a parlare di un vero mistero della nostra provincia, nella nostra nuova rubrica, questo è davvero tale. Il presunto responsabile della mattanza di Antonio Campanini, imprenditore edile in pensione da tempo e Azucena Moreno Laino, sua compagna ed ex badante argentina, non è mai stato incastrato. Il fatto. È la sera del 3 gennaio 2012. Antonio Campanini e Azucena hanno appena finito di cenare e si sono seduti tranquilli a vedere la tv. Ad un tratto, qualcuno ha bussato alla porta della villetta di via Adige 23 dove abitano, oppure qualcuno che aveva le chiavi ha aperto la porta ed è entrato. Sta di fatto che il killer misterioso ha raggiunto alle spalle la coppia, probabilmente senza nemmeno parlare, e ha fracassato il cranio di entrambi con un martello o una mazzetta. L’arma non sarà mai ritrovata. A scoprire i due cadaveri in una pozza di sangue il giorno dopo sono la segretaria della ditta Campanini, Anna Pozzoni, allertata dallo stesso badante kirgiso, che era appena tornato dalle ferie e aveva raccontato di non essere riuscito ad aprire la porta. Aveva raccontato di non avere le chiavi. Immediatamente sul posto arrivano i carabinieri di Vimercate e quelli della sezione omicidi di Monza. Non ci sono segni di effrazione, quindi l’assassino conosceva le vittime. Non ci sono tracce interessanti. Arrivano i Ris di Parma che lavoreranno per giorni nella villetta e nei dintorni alla ricerca di tracce o dell’arma del delitto. Ma niente. Subito, come in ogni buona indagine, si stila un profilo delle vittime per capire quali possano essere i moventi del delitto. Alcune certezze ci sono: Campanini era un ricco e conosciuto imprenditore, noto anche per la sua caparbietà e per la sua passione per la vita e i viaggi. Il suo patrimonio insomma avrebbe fatto gola a molti. Tanto più che la casa l’aveva destinata al figlio di Azucena, la donna che Antonio stava per sposare, e gran parte dell’eredità ad associazioni benefiche del territorio. Al figlio Aldo sarebbero andate le società edili in cui lavorava, alle altre due figlie soldi e case già intestate. «Aveva messo a posto tutti, era stata mia madre a chiederlo, non voleva che i figli pensassero che lo sposava per l’eredità, e così non era», aveva detto Edoardo al funerale di mamma Azucena. Sui presunti rapporti burrascosi tra il figlio Aldo e Antonio, per motivi di lavoro, si erano levati dei sospetti. Ma erano stati subito abbandonati dall’alibi di ferro del figlio, che in quei giorni si trovava a Madesimo con la famiglia. La segretaria non era mai stata nemmeno sospettata e non aveva aggiunto informazioni utili agli inquirenti. A quel punto rimaneva il badante kirgiso. Effettivamente, secondo una intervista rilasciata dalla figlia Elena un anno dopo il delitto, l’ingegnere cinquantunenne, che era entrato nelle grazie di Campanini per la sua cultura e la gentilezza, ultimamente sembrava fosse diventato insistente nella richiesta di soldi a suo padre. Da successivi accertamenti degli investigatori, si era scoperto che Rajan, oltre ad essere un premuroso badante, gestiva un traffico di auto usate e aziendali dall’Italia ai paesi dell’Est. Proprio prima di Natale, con la figlia Elena presente in casa, Rajab aveva chiesto un prestito a Campanini per concludere un affare. L’uomo però lo aveva rifiutato e poi il badante era partito per le ferie. Era tornato il 4 gennaio, giorno del ritrovamento dei cadaveri. La sua versione a dire il vero inizialmente ha convinto i carabinieri che comunque non hanno mai trovato prove che lo incastrano. Nella primavera del 2015 Rajan ha fatto sapere che stava rientrando nel suo paese e che sarebbe tornato. Ma a Milano non è mai tornato. Si può riaprire questo caso? Il nostro codice di procedura penale dà questa possibilità ai parenti delle vittime o a chiunque possa avere una informazione utile. Naturalmente il sospetto o la “soffiata” dovrà poi essere vagliata dalla Procura di Monza, che è competente, e che potrebbe riaprire il caso. La domanda è: c’è qualcuno davvero che ha interesse a farlo? Oppure spesso è più comodo che tutto rimanga nel mistero? Intanto noi de Il Puntonotizie Giallo lanciamo l’idea. Vediamo se qualcuno la coglie.

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