Vanzago – Omaggio ad una artista e ad una donna che ha lasciato molto di se’ a tanti

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Graziella Zanaboni

La scomparsa di Graziella Zanaboni ha ‘toccato’ il cuore di molti suoi concittadini ed è tuttora sor- prendente come le persone ne ricordino l’artista, l’amica, la persona. Questo non può che fare piacere alla famiglia e soprattutto a suo marito Roberto. Io che scrivo sono la figlia di Graziella e mi risulta difficile parlare di lei ‘dall’esterno’… impossibile! Allora prenderò esempio da don Antonino che per preparare l’omelia delle sue esequie si è affidato alla memoria scritta che Graziella gli ha consegnato negli ultimi mesi della sua malattia… che grande sorpresa don! …e un grande grazie!   Allora ho deciso di proporre ai lettori un’intervista a Graziella Zanaboni che la nostra redazione ha pubblica- to nel maggio 2012 in occasione della sua ultima mostra antologica ‘percorso d’artista’ presso Palazzo Calderara.

DALL’INTERVISTA RILASCIATACI NEL  MAGGIO 2012
Graziella Zanaboni è nata a Vanzago nel 1947, dove ha sempre vissuto. Vanzago è anche il luogo in cui ha iniziato il suo percorso d’artista negli anni ’70 con quadri raffiguranti i vecchi cortili di Vanzago e che spesso avevano come tema i cambiamenti sociali di allora. Dopo essersi diplomata presso l’Accademia degli Artefici a Brera nel 1982, l’artista ha proseguito il suo percorso innanzitutto condividendo in Milano uno studio /laboratorio con colleghi e critici d’arte. Da qui la sua ricerca artistica ha proseguito incessantemente fino ad oggi. Una ricerca che però non è stata solo artistica, ma anche personale e questo traspare benissimo dalle sue opere sia per gli insoliti materiali utilizzati, sia per le immagini rappresentate. Graziella Zanaboni è stata, infatti, un’instancabile artista dalla forte personalità che le ha permesso di percorrere un’affascinante e lunga carriera che l’ha vista protagonista in Italia, in Germania, a New York, in Giappone e in Norvegia.
Perché questa antologica?
“Intanto mi è stata proposta dal Sindaco Nava e dall’Assessore Gritti che ringrazio per la loro stima e l’interesse dimostrato per il mio lavoro. Ho accettato volentieri perché dopo 40anni di attività ho raggiunto la consapevolezza di aver ricevuto molti talenti. La mia arte è un dono ed è un peccato tenerla per me. Riuscire a risvegliare e coinvolgere gli sguardi e gli animi di chi guarda è per me uno degli scopi dell’arte”.
Girando per Vanzago c’è traccia delle sue opere: per esempio non tutti sanno che la scultura in ‘Oasi di Pace’ è sua.
“Diciamo che in generale c’è distrazione rispetto all’arte. Non è tanto importante che le persone conoscano gli autori, quanto che si accorgano delle opere e si domandino cosa vogliono rappresentare, il perché sono state realizzate”.
Sono diverse le istallazioni realizzate dall’artista Zanaboni per il proprio paese: oltre alla già citata scultura in Oasi di Pace (la piazza di fronte alla farmacia, ndr), ci sono il campanile della Chiesetta in Valdarenne; il murale all’ingresso di una palazzina in via Ada Negri; la vetrata dedicata alla Madonna nella Chiesetta di Monasterolo; lo stendardo della Banda di Vanzago; il Premio Calderara 2005/2006 rappresentante un frammento in un cristallo e realizzato in occasione della prima edizione; il pannello su Vanzago realizzato nel 1982 e di cui le Acli locali posseggono una riproduzione.
Cosa sono i frammenti?
“La tecnica usata è pittura a fresco su organza inserita in strutture di plexiglass o vetro. La trasparenza dell’organza mostra il dipinto sui due lati e permette quindi di dare vita ad istallazioni che occupano uno spazio reale. In una seconda fase della mia ricerca ho trasferito i frammenti su muro come nel caso dell’affresco in via Ada Negri e del S.Tomaso nella Chiesa di Valdarenne”.
Graziella Zanaboni ha sperimentato molto e realizzato opere molto diverse tra loro soprattutto per le tecniche e i materiali. Spaziando così dalla pittura alla scultura; dall’utilizzo di camicie, organza, giornali, al piombo, plexiglass, gesso, legno. Le ultime opere sono, invece, realizzate su pannelli e tele la cui superficie molto materica è intrisa di polveri d’affresco e olio e meritano proprio di essere viste per la loro capacità di suscitare stupore.
Le ultime opere le ha chiamate ‘Luce e Ombra – linee d’orizzonte’. Perché?
“Perché la vita è fatta da felicità ed ostacoli. Noi viviamo sulla linea dell’orizzonte tra cielo e terra e cerchiamo quella luce che possa dare il significato alla nostra esistenza. La mia ricerca artistica non è, infatti, solo riguardo all’arte, ma è anche ricerca personale e soprattutto esistenziale”.
E’ vero che ha anche insegnato?
“Sì, per 12 anni ad adulti e bambini presso l’associazione culturale ‘la Cicala’. Ed è stata una bellissima esperienza che ha confermato quanto da sempre sostengo e cioè che la creatività è di tutti. Ricordo con affetto soprattutto l’esperienza di insegnamento con i bambini perché per loro è più importante dipingere seguendo le suggestioni create dai segni e dai colori. I bambini portati all’osservazione del reale e lasciati liberi nella loro espressione sono sorprendenti”.
E’ affezionata a qualche sua opera in particolare?
“Difficile dirlo. Dovrei rispondere a tutte perché ognuna segue un particolare passaggio di ricerca. Per esempio sono affezionata ai ‘Dialoghi’ perché sono un po’ la parte centrale del mio lavoro e perché comunicano il vissuto. Le camicie incorniciate rappresentano la memoria delle persone oppure i giornali con il piombo che fissano frammenti di realtà. Potrei dire le ultime opere ‘Luce e Ombra’ perché più vicine a quella che sono io oggi. Ma anche le sculture in piombo perché è un materiale che si trova in natura: il piombo è pesante, ma duttile allo stesso tempo. Per dargli la forma che volevo, l’ho modellato semplicemente con le mani e questo è molto affascinante”.
Ma sono le vetrate del Santuario S.Maria del Suffragio di Vanzago, realizzate nel 2011 insieme alla collega-artista Francesca Lucchini, che riassumono la persona di Graziella Zanaboni negli ultimi anni della sua vita. Ed è lì che mi reco quando mi viene a mancare quell’abbraccio che ho sempre ricevuto. Lì, nel Santuario, alla presenza di Gesù, ho il privilegio di sentirmi abbracciata da quella Luce che entrando dal vetro mi colora la pelle e mi ricorda che dopo la morte c’è la resurrezione… allora ne sento la presenza!

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