Un omaggio a Piazzolla accende i Suoni delle Dolomiti

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Il verde brillante di Malga Canvere in Val di Fiemme con i suoi pascoli, le abetaie e le grandi pareti delle Pale di San Martino a fare splendida mostra di sé poco distante, hanno fatto da scenario alla prima data de I Suoni delle Dolomiti che dal 23 agosto al 24 settembre tornano a riempire di note le cime del Trentino.
Protagonisti sono stati i migliori giovani talenti dell’area baltica che da tempo sono riuniti nella Kremerata Baltica, il loro “maestro” e più grande violinista in attività Gidon Kremer, accompagnati dal bandoneonista Per Arne Glorvigen e dal vibrafonista Andrei Pushkarev.
In tutto venticinque elementi che hanno regalato oltre un’ora di grande musica ai 1200 spettatori presenti. Non una musica qualunque perché a fare capolino sui prati della Val di Fiemme sono state le note di un genere – il tango – che da espressione sonora di una nazione e, soprattutto, una città (Argentina e Buenos Aires) ha saputo imporsi a livello mondiale. Il merito va alle atmosfere suadenti e inconfondibili del tango ma anche ai grandi interpreti di questa musica che hanno saputo entrare in sintonia con un mondo più vasto come nel caso di Astor Piazzolla – di cui si ricordano i 100 anni dalla nascita – e il violinista Gidon Kremer. Un incontro che ha permesso una reciproca contaminazione tra musica colta e popolare, che ha messo in gioco strumentisti e anche compositori. E il percorso proposto a I Suoni delle Dolomiti l’ha ribadito sin dall’iniziale “Tres minutos con la realidad”, che ha trasportato tutti i presenti oltre Oceano, e soprattutto con “Grand Tango”.

Un dialogo tra violino e bandoneon ha segnato il brano “Cafe 1930” che è stato anche occasione per ricordare il profondo legame tra l’Italia e l’Argentina, terra di emigrazione per molti connazionali. E il brano – uno di quelli che ha segnato la storia di questo genere – non poteva rappresentare meglio le malinconie della lontananza. Dedicato invece allo strumento principe del tango, il bandoneon, e a coloro che lo suonano è stata “Tristezas de un Doble A” che ha visto interprete Per Arne Glorvigen.
Dopo i tanti applausi del pubblico è stato Andrei Pushkarev col suo vibrafono a raccogliere il testimone e a proporre una lunga improvvisazione partendo dal tema di “Little Italy 1930” e sempre su arrangiamento del musicista ucraino è poi arrivato il brano d’insieme “Fuga y Misterio”.

Questi i prossimi appuntamenti del Festival.
È tutto dedicato al violino e a una delle più eccellenti e considerate interpreti dello strumento invece l’appuntamento di mercoledì 25 agosto: all’ombra delle Pale di San Martino (Prati Col a San Martino di Castrozza alle ore 12 e recupero, in caso di maltempo, all’Auditorium Intercomunale di Primiero alle ore 17.30) arriva il carisma e la sensibilità interpretativa di Antje Weithaas, in grado di affrontare un amplissimo repertorio che va dal Settecento ai giorni nostri.

Si torna al tango argentino venerdì 27 agosto con il Trio Gardel (ore 12 in località Buffaure in Val di Fassa e, in caso di maltempo, al Teatro Navalge di Moena alle ore 17.30). È la seconda tappa di un percorso dedicato alla musica di origine argentina che, dopo Piazzola, ora risale nel tempo fino alla figura di uno dei padri di questo genere sonoro: quel Carlos Gardel che è considerato un vero e proprio classico e la cui figura ormai sconfina nel mito (e nella letteratura, basti pensare ai romanzi di Osvaldo Soriano). A interpretare le note malinconiche e magiche dell’universo creativo di quello che resterà il più grande cantante di tango di sempre è il fisarmonicista Lionel Suarez che ha riunito nel Trio Gardel il violoncellista Vincent Segal e il percussionista Minino Garay.

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