Tentato omicidio di droga a Monza, in manette 27 persone

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Ieri mattina, 10 maggio, i poliziotti del Commissariato di Monza con la Questura di Milano ed il Reparto Prevenzione Crimine Lombardia, delle Questure di Bergamo, Mantova, Asti e Messina e con l’ausilio di squadre cinofile e della Polizia Scientifica, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare in carcere per 23 persone e agli arresti domiciliari per 4 persone.Un’operazione che conclude l’operazione “Velarium” condotta dal Commissariato di Monza tra Settembre 2015 e Luglio 2016 per i reati di tentato omicidio, traffico di stupefacenti, sfruttamento della prostituzione, rapina ed estorsione, detenzione e porto abusivo di armi.Partita dal tentato omicidio di un albanese, avvenuto il 25 settembre 2015 in un bar della periferia di Monza, l’indagine ha consentito di individuarne gli autori, due suoi connazionali in lotta con lui per il controllo del mercato della droga, e poi di scoprire la “piramide dello spaccio” tra Monza, Brugherio e Lissone – per un giro d’affari considerevole, con più di 300 cessioni di droga accertate ad oltre 150 clienti – arrivando ad individuare altri 6 giovani di Nova Milanese coinvolti nello spaccio di e 2 giovani italiani ed una coppia di rumeni coinvolti nel traffico di armi.
Identificata un’intera famiglia di albanesi (padre, madre e figlio) residente a Monza da anni, attiva nel rifornimento di droga per altri spacciatori. In famiglia ogni componente aveva assegnato un compito: il padre trattava i grossi rifornimenti ed il figlio le cessioni ad altri spacciatori. La madre, infine, si occupava della “copertura”, facendo sparire la droga ad ogni minimo sospetto e controllando che nella strada sotto casa non fossero appostati poliziotti in borghese con la scusa di portare a passeggio il cane. Quaranta gli indagati dei quali 19 italiani, 16 albanesi, 2 rumeni, 1 algerino, 1 marocchino ed 1 polacca. Soprattutto i cittadini albanesi, per la maggior parte in regola con il soggiorno e perfettamente inseriti nel tessuto sociale italiano, conducendo una vita in apparenza normale, nascondevano sotto questo “velo” i lauti guadagni derivanti dal commercio di cocaina. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati anche 140mila euro.

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