Studente gay fuori dalla classe. La questione infiamma Monza e non solo

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Studente del secondo anno dell’Istituto Professionale Cattolico Ecfop di Monza lasciato fuori dalla classe perché avrebbe mostrato la sua omosessualità pubblicamente. Il grave fatto discriminatorio, a quanto denunciato dai genitori del giovane che si sono addirittura rivolti ai carabinieri per far tornare il figlio in classe, è stato pubblicato dal Giornale di Monza martedì 29 settembre e ha immediatamente scaldato gli animi. La vicenda nasce quando i genitori del ragazzino, mercoledì della scorsa settimana, si rivolgono al giornale locale per denunciare questo fatto grave: il loro figlio viene tenuto in corridoio da solo per non “ledere” la sensibilità dei compagni di classe. Immediatamente il preside ha risposto: «Abbiamo solo voluto tutelare il ragazzo – ha detto Antonio Corioni – la nostra è una scuola cattolica e accettiamo tutti; il fatto è che lui aveva postato su un social delle foto alquanto compromettenti e i compagni erano venuti a lamentarsi con me ecco perché abbiamo preso questa decisione». Gli scudi si sono comunque levati da ogni parte. Il primo a parlare per precisare è stato il sindaco Roberto Scanagatti: «Se il caso di discriminazione denunciato dalla madre dovesse essere confermato sarebbe un fatto di una gravità inaudita, di cui la scuola dovrà rispondere, perché nessuna discriminazione è mai accettabile, tanto più in un luogo deputato alla formazione dei giovani. Poco prima che emergesse la notizia – aggiunge il sindaco – la madre si è rivolta ai nostri servizi sociali per segnalare l’accaduto. Pur non essendo il ragazzo sotto la nostra tutela, i nostri uffici hanno immediatamente contattato la scuola perché è giusto che la madre sappia esattamente ciò che è successo». Duro il commento della deputata e responsabile Scuola e Università di Forza Italia, Elena Centemero: «Se le discriminazioni sono sempre odiose, quelle che avvengono a scuola sono particolarmente gravi. Per questo, presenterò quanto prima un’interrogazione parlamentare affinchè il Miur faccia chiarezza su quanto denunciato. Credo fermamente – ha aggiunto – nel valore educativo della scuola, nel ruolo che i docenti svolgono nella crescita umana e personale dei giovani, nell’importanza di insegnare non solo nozioni ma anche il rispetto verso il prossimo e una corretta educazione all’affettività». Intanto i genitori hanno sporto denuncia ai carabinieri. ecco cosa ha scritto il padre del ragazzo nella lettera al Giornale locale: «Gli episodi discriminatori sono iniziati un anno fa “quando mio figlio si è dichiarato, sono iniziati i problemi. Gli è stato chiesto un tema di cinque pagine per spiegare il significato dell’essere gay, glielo ha chiesto il preside in persona. Abbiamo lasciato correre, non volendo pensare male – continua l’uomo – poi però c’è stata una lite con dei compagni che hanno insultato mio figlio e il trattamento è stato diverso. Lui si è beccato due giorni di sospensione, mentre chi lo ha insultato è stato solo raccomandato di andare a pulire la casa della nonna come punizione. In seguito alcuni tutor della scuola avrebbero consigliato al mio ragazzo di cercare di tenere un atteggiamento meno effeminato per evitare problemi. E’ la sua natura e una richiesta del genere è inaccettabile”. Poi, dopo la pubblicazione dal parte del sedicenne di una foto su un social network, è successo il parapiglia “dicono di averlo fatto uscire per tutelarlo, a parte a noi non lo ha detto nessuno, ma non era in uno spazio apposito, era in corridoio – continua  – la foto comunque era una foto delle vacanze, dove lui e il suo fidanzato sono abbracciati, nessun atteggiamento sessualmente esplicito. Se fosse stata la foto di due ragazzini di sesso differente? In classe poi non è scattata proprio alcuna lite, ci sono molti suoi compagni pronti a testimoniarlo».

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