Strage di Erba, un tira e molla tra giudici

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Tutti voi ricorderete la strage di Erba, avvenuta l’11 dicembre 2006 nella corte di via Diaz della cittadina in provincia di Como. Vittime della furia di Olindo Romano e Rosa Bazzi, una coppia senza figli che viveva al piano terra della corte, furono Raffaella Castagna, 30 anni, mamma del piccolo Youssef di 3 anni, lo stesso bambino, la nonna Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. Mario Frigerio, il marito della stessa, fu ferito ma per un miracolo scampò alla morte e poi è deceduto nel 2014. I due autori della strage, condannati all’ergastolo in Cassazione, sono sempre stati considerati Rosa Bazzi, detenuta a Bollate e il marito Olindo Romano, che si trova a Opera. Ad incastrarli le loro confessioni, coincidenti anche se rilasciate in momenti diversi, il movente dell’odio nei confronti della Castagna, con la quale erano in lite anche giudiziaria, una macchia di sangue della Cherubini sul tappetino della loro auto e uno scontrino del Mc Donalds dove loro si recarono dopo il delitto. Ma, come prova c’era anche la testimonianza diretta di Mario Frigerio che sul letto d’ospedale e poi in aula riconobbe Olindo Romano come suo aguzzino. Tutto chiaro. Me ne sono occupata lungamente nel settimanale Giallo, anche recentemente.

I due sono stati condannati e sono in carcere da oltre dieci anni. Possono, addirittura, iniziare a chiedere di uscire per lavorare. Perché tornare a parlare di quella strage? Cosa c’è di così “giallo”? Senza riferirci a strani e rocamboleschi racconti inventati da trasmissioni tv, noi ci rifacciamo al lavoro dei legali della coppia che, servendosi di un pool di esperti in ogni campo, stanno tentando tutte le strade per una revisione del processo. Dopo un diniego da parte della Corte d’Assise di Como a esaminare alcuni reperti mai analizzati, e l’ok della Corte d’Appello di Brescia e della Cassazione, la scorsa settimana i Giudici di nuovo di Como hanno deciso di accordare alcune delle richieste ai legali guidati da Flavio Schembri: la difesa non potrà accedere all’esame dei reperti come richiesto. Potrà invece entrare in possesso di alcune intercettazioni ambientali – come da richiesta – relative alle dichiarazioni di Mario Frigerio. E sì perché gli avvocati di Olindo e Rosa sono convinti che la testimonianza di Frigerio fosse stata “suggerita” dai carabinieri all’uomo, che in un primo momento aveva riconosciuto un uomo dalla carnagione olivastra. I legali hanno chiesto di poter esaminare il server nel quale erano registrate tutte le intercettazioni in virtù del fatto che ci sono dei “buchi” nelle trascrizioni andate a processo. Se non avranno quelle hanno minacciato che andranno a fondo e hanno persino lanciato un appello al Ministro Bonafede. La revisione tuttavia viaggia su un altro binario e si deve poggiare su elementi nuovi. I legali di Olindo e Rosa confermano di avere qualche asso nella manica, anche se non vogliono rivelarlo. Quali i punti dubbi sui quali si arrovellano i loro consulenti? Il taglio netto della tenda in casa della Cherubini (che non esiste più ma di cui c’è la foto) che non sarebbe compatibile con la dinamica raccontata dai Romano nelle confessioni, alcune macchie di sangue sul terrazzino e altri elementi a noi non noti. Un consulente specializzato in Blood Pattern Analysis (Analisi delle tracce di sangue) sta studiando forma e collocazione delle stesse per dare risposte che forse il sopralluogo sulla scena del crimine di allora potrebbe non aver dato. Il resto, ovvero l’aver rinnegato la confessione, da parte dei due coniugi non servirebbe a riaprire uno dei casi più dibattuti dell’ultimo decennio. A contorno anche le dichiarazioni di Azouz Marzouk, vedovo della Castagna, che prima accusò Olindo e Rosa e oggi li difende. Ma questa è un’altra storia. Anche se sembra assurdo ma il giallo si infittisce…

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