Sistema Sesto, tutti assolti… tranne il Sistema

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Sistema Sesto, Sesto san giovanni, Filippo Penati
Sistema Sesto, tutti assolti... tranne il Sistema

Sistema Sesto, Filippo Penati e tutti i coimputati assolti. «Giustizia è stata fatta, dopo quattro anni e mezzo di calvario viene restituita la mia onorabilità di amministratore pubblico». Con queste parole e con un applauso liberatorio in aula, Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano, ex sindaco di Sesto San Giovanni e capo della segreteria di Bersani, ha accolto la sentenza di assoluzione, in parte per prescrizione del reato e in parte per insufficienza di prove, che il Tribunale di Monza gli ha concesso oggi (giovedì 10 dicembre). A cascata e come era prevedibile, sono stati assolti dal collegio presieduto da Giuseppe Airò anche gli altri nove imputati tra i quali il suo ex segretario Antonino Princiotta, il suo ex braccio destro Giordano Vimercati, il suo consulente di sempre Renato Sarno che ha scontato anche sei mesi di carcere preventivo, i suoi grandi accusatori Piero Di Caterina e Giuseppe Pasini, imprenditori sestesi, nonché la Codelfa, società collegata a Gavio e a Milano Serravalle, Renato Binasco del Gruppo gavio e altri dirigenti della società. «È stato dimostrato che sono estraneo al Sistema Sesto», ha poi aggiunto Penati che oggi si occupa di insegnamento agli stranieri e di scrivere romanzi. Si rimetterà in politica? L’ex delfino del Pd ha glissato sulla domanda e ha glissato anche sul fatto che sui reati che riguardavano prioprio la concussione nell’ambito delle Aree Ex Falck e quindi del Sistema Sesto è stato assolto per avvenuta prescrizione in seguito alla Legge Severino alla quale aveva dichiarato di voler rinunciare. «Il Sistema Sesto esiste eccome – ha aggiunto Piero Di Caterina assolto pienamente dai reati fiscali e per prescrizione per la corruzione presunta all’ex assessore Di Leva che a sua volta ha già patteggiato la concussione – il processo è andato avanti nel migliore dei modi, purtroppo la parte più consistente del Sistema, quella della concussione non è stata più considerata perché prescritta: la mia maggiore soddisfazione deriva dal fatto che ero stato tirato dentro come correo in una corruzione che non esisteva mentre sono stato io vittima del sistema». Molto defilata l’accusa rappresentata nelle indagini all’inizio dal pm Walter Mapelli e nel processo da Franca Macchia. «Credo ci siano margini di appellabilità – ha commentato il magistrato – bisogna aspettare i novamta giorni delle motivazioni per capire bene come andare avanti». Da parte sua Mapelli, che all’inizio sembrava volesse presiedere alla lettura della sentenza, non si è proprio visto in aula e nemmeno in ufficio. «Questa è stata la vittoria di un collegio di difensori unito – ha commentato Matteo Calori avvocato di Penati – e prima di Natale ci voleva proprio».

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