Sesto punta sull’Isee istantaneo

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SESTO SAN GIOVANNI – Dopo un anno di sperimentazione, a Sesto San Giovanni l’ISEE istantaneo diventa definitivo (CLICCA QUI). La Giunta proporrà infatti al Consiglio Comunale l’approvazione dell’istituzione definitiva di questo strumento, introdotto nel luglio 2012. Il ricalcolo istantaneo dell’ISEE può essere richiesto da quei nuclei familiari la cui situazione economica ha subito un cambiamento in negativo a causa della perdita totale o parziale del lavoro (ma anche a causa di una maternità o, per i liberi professionisti, di un decremento delle entrate) senza dover aspettare il 31 dicembre dell’anno successivo.

E’ possibile utilizzare l’ISEE istantaneo per chiedere un ricalcolo delle rette di alcuni servizi comunali o per accedere ai benefici economici erogati dal Comune.

Negli ultimi mesi del 2012 l’ISEE istantaneo è stato richiesto da 42 nuclei familiari: 24 in disoccupazione senza indennità; 10 in disoccupazione con indennità; 5 in cassa integrazione; 2 per cessazione o diminuzione del lavoro in proprio e 1 per maternità.

Nel 2013 (dati calcolati fino a fine novembre) l’ISEE istantaneo è stato richiesto da ben 277 nuclei familiari: 141 per disoccupazione senza indennità; 86 per disoccupazione con indennità; 23 per cassa integrazione; 9 per indennità di mobilità; 6 per riduzione non indennizzata dell’orario di lavoro; 5 per maternità; 3 per cessazione o riduzione del lavoro in proprio; 2 per occupazione senza stipendio e 2 per aspettativa senza indennità.

“Dopo il necessario periodo di sperimentazione – ha dichiarato l’Assessore al Lavoro Virginia Montrasio – abbiamo deciso di rendere permanente questo strumento, che introduce una maggiore equità nel calcolo della situazione economica di una famiglia. Il nostro campione ci racconta di un paese nel quale una maternità, la riduzione dell’orario di lavoro, una commessa di lavoro in meno vanno a minare la solidità finanziaria delle famiglie e ci confermano che anche il lavoro a tempo pieno è a rischio di precarietà economica e non è più garanzia di stabilità. Le statistiche ci dicono anche che abbiamo fatto la scelta giusta quando abbiamo deciso di estendere questa opportunità a categorie di beneficiari solitamente escluse come le donne in maternità e i lavoratori autonomi”.

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