Seregno, la ‘ndrangheta alla sbarra

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SEREGNO –  «Nel 2008 con Star Wars, la prima operazione contro la ‘ndrangheta in Brianza, avevo preso un impegno preciso con i miei concittadini: essere presente come parte civile in ogni processo contro i boss. E così è anche stavolta. Perché noi siamo l’antimafia dei fatti, non delle parole». Così il sindaco Giacinto Mariani commenta l’inizio del processo d’appello in Corte d’Assise sul ricorso presentato dalla difesa degli imputati per 3 omicidi, tra cui quello del «capo dei capi» in Lombardia Carmelo Novella. Il Comune di Seregno, assistito dall’avvocato Gianpiero Fagnani, ancora una volta si è costituito parte civile.

«La mafia e la ‘ndrangheta non sono “prodotti” del nostro territorio – spiega il Sindaco –  Sono stati mandati qui da Roma. Con la legge del “soggiorno obbligato, infatti, negli anni ’70 arrivarono in tutta la Lombardia circa 400 uomini dei clan della mafia, camorra e ‘ndrangheta. In questo modo la loro capacità di contaminazione del territorio e dell’economia ha superato i “limiti geografici” in cui storicamente questi fenomeni hanno avuto origine. Ma la Brianza ha dimostrato di avere gli anticorpi. Non dobbiamo mollare di un centimetro: dobbiamo far sentire ai mafiosi il fiato sul collo della società civile».

Mariani lancia anche una proposta: «La crisi economica crea le condizioni affinché le aziende in difficoltà siano preda delle organizzazioni mafiose. Per questo dobbiamo tagliare l’ossigeno alla mafia: i nostri enti devono avere la possibilità di fare appalti a chilometro zero. In questo modo facciamo lavorare le nostre imprese, più controllate, e abbattiamo i costi per le Pubbliche Amministrazioni. Il vantaggio, quindi, sarebbe duplice: un maggior controllo sulle imprese che vincono gli appalti e più lavoro per le aziende del nostro territorio».

 

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