Scuola Dante Alighieri, ancora una risposta al preside

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Gentile direttore, mi permetto di rispondere al dirigente scolastico della Dante Alighieri sulla scorta di due osservazioni, l’una dettata dalla mia personale documentazione su argomenti a me, fino a oggi, scarsamente familiari e inerenti alla legislazione scolastica, l’altra dettata dal buon senso di un padre di famiglia.Capisco appieno le sue motivazioni ma mi permetta di non condividerle.
Il punto su cui non concordo è questo: non solo la nostra Costituzione (art. 34) afferma il principio di gratuità della scuola pubblica ma quelle che il vostro istituto propone sono attività svolte in orario curricolare e una nota Miur(n. 312) indica esplicitamente la loro volontarietà e le subordina implicitamente all’accettazione unanime di tutti i genitori, accettazione che lei ha ottenuto con un metodo quanto mai risibile dicendo (e uso un termine volutamente neutro) che i bambini i cui genitori risultano inadempienti verranno dirottati in un’altra classe. Non si aprirebbero, mi chiedo, in tal modo scenari di ricorsi legali per violazione del diritto allo studio?
La mia affermazione è supportata anche dai comunicati di numerose sigle sindacali tra le quali riporto fedelmente: “premesso che non si può chiedere un contributo volontario generico e un altro specifico nel corso dell’anno scolastico la Nota del MIUR vieta espressamente lezioni a pagamento in orario d’obbligo: Il contributo non potrà riguardare lo svolgimento di attività curriculari (nota n. 312, del 20/3/2012). Con i soldi dei genitori la scuola può organizzare esclusivamente attività di ampliamento dell’offerta formativa al di fuori dell’orario scolastico perché introducendo in orario d’obbligo corsi a pagamento, si vanifica l’opzionalità dei corsi e la volontarietà dei contributi” (sito Cobas scuola).
Ma adesso veniamo al buonsenso. Un genitore, di fronte alla possibilità che il proprio figlio riceva un trattamento discriminatorio, non si trova, per il bene del bambino, costretto a pagare il contributo in questione? E, se anche non lo facesse, non perchè come sostiene lei, mistificando le altrui motivazioni, il proprio figlio è impegnato in altre attività, ma perché crede nel principio di gratuità della scuola pubblica e pretende che, a fronte delle tasse pagate, sia lo Stato a provvedere al finanziamento di tali progetti, come potrebbe, mi chiedo, un educatore, che voglia definirsi tale,prendere un bambino di 3 o 4 anni e separarlo per parte della giornata dai propri compagni di classe, per motivi che il minore non è in grado di capire, incurante del trauma che ciò potrebbe causare? Per lo stesso principio, allora, se i genitori non pagano le rette della mensa è giusto che i bambini digiunino per tutta la giornata? La mia consolazione deriva dal fatto che le altre scuole di Sesto non seguono il vostro esempio e, mi auguro, non lo facciano in futuro.

Cordiali saluti. Gianni Fiorino

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