Roberta Bruzzone: il crimine ai tempi del virus

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È sicuramente la psicologa investigativa e criminologa più nota d’Italia e anche lei, in questi giorni, dalla sua casa di Roma è impegnata sul tema del crimine ai tempi del coronavirus. Reati che corrono sul web, consulenze sui casi di omicidio più gravi, ma anche – come professionista impegnata sul tema della manipolazione affettiva e contro la violenza di genere, la Bruzzone ha deciso di concederci una lunga intervista per parlare a quelle donne che, già maltrattate prima, sono costrette a vivere con il proprio aguzzino e rischiano di rimanerne vittima.

Quali sono i pericoli peggiori stando a casa? Violenze, maltrattamenti? come difendersi e come si agisce? «L’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia di COVID19 ha messo letteralmente con le spalle al muro le vittime di violenza domestica, costringendole a vivere costantemente a strettissimo contatto con i loro aguzzini. L’aumento silente di questo fenomeno secondo me è già in atto. Si sta di certo verificando sotto forme ancora più subdole: offese, minacce, annichilimento totale della povera vittima, violenza fisica, verbale e non per ultima sessuale. Lo scenario è sempre più preoccupante anche perché, date le circostanze e la ridottissima mobilità imposta dai vari decreti, le vittime hanno ancor meno possibilità di sottrarsi al controllo dei partner o familiari maltrattanti anche solo per chiedere aiuto e segnalare quanto subito. È estremamente probabile dunque che la ridotta possibilità di movimento e la sospensione della stragrande maggioranza delle attività solitamente svolte da questi soggetti non faccia altro che potenziare il senso di frustrazione che viene poi ancor più riversata sulle vittime “preferenziali”, diventate ora esclusive perché a completa disposizione h24 del maltrattante e abusante. In uno scenario del genere trovare via di fuga per le vittime diventa molto difficile, se non impossibile. Anche chiedere aiuto o chiamare le Forze dell’Ordine diventa rischioso se a pochi passi, nell’altra stanza, c’è il soggetto che è pronto a farti pagare un conto ancor più salato se ti sorprende in tale frangente. Il consiglio è quello comunque di rivolgersi alle forze dell’Ordine o contattare il numero 1522 (esiste anche l’app 1522 che consente di collegarsi con le operatrici e azionare le misure di emergenza) che è sempre attivo per accogliere le richieste di aiuto e assistenza da parte delle donne che subiscono violenza domestica. Il COVID19 non ha sospeso le attività di supporto alle donne maltrattate né quelle di contrasto alla violenza di genere. Il silenzio è il peggior nemico delle vittime».
I pericoli della rete per grandi e piccoli: quali sono e quanti e come difendersi «Da molti anni ormai mi occupo proprio del cosiddetto lato oscuro della rete, social media in testa e so per certo che questo è un periodo molto intenso di “caccia” per i predatori che si muovono preferenzialmente online. In questo ultimo mese c’è stato un picco nelle segnalazioni che riguardano in particolare le truffe online che non risparmiano grandi e piccini. Gli account attivi sui social media sono più di 2 miliardi. E non sono tutte brave persone… ecco perché riteniamo sia giunto il momento di affrontare anche il lato oscuro che può nascondersi tra i vari utilizzatori di queste piattaforme di comunicazione ormai diffusissime, in grado di raggiungere chiunque, ovunque, in ogni momento. Indubbiamente è vero che i social media consentono di estendere le proprie reti sociali e professionali, di autopromuoversi e seguire i propri interessi con estrema rapidità e facilità. Ma non dobbiamo mai dimenticare che proprio per la loro pervasività ed efficacia sono strumenti potenti, a cui accostarsi con cautela e consapevolezza. Bisogna stare in guardia perché i cosiddetti rischi virtuali possono generare ripercussioni negative sulla vita dell’utente molto reali e concrete. E la cronaca nera sempre più spesso ci racconta vicende che mostrano con quanta rapidità e facilità ciò che avviene sui social media può trasformarsi in una vera e propria scena del crimine. Per difendersi occorre maggior consapevolezza soprattutto da parte degli adulti che, ahimè, spesso non sembrano in grado di leggere efficacemente i segnali di pericolo.
Psicologicamente come una donna, che non ha comunque emergenze in casa, può superare la reclusione? «Io credo che questo periodo vada affrontato come un’opportunità preziosa per coltivare anche altri aspetti, altri interessi, mettersi alla prova in altri ambiti. Insomma, per chi è al sicuro comodamente seduto sul divano di casa di cose da fare ce ne sono davvero molte considerate anche le moltissime opportunità di formazione a distanza disponibili nelle materie più disparate. Insomma, volere è potere ora più che mai. C’è sempre modo di migliorarsi ed ampliare la sfera dei propri interessi. Per qeusto genere di persone la pigrizia è più pericolosa del COVID19 per certi versi».

I malati psichici e mentali: quali i consigli per le famiglie e quale il rischio di esplosioni? «In questo caso il consiglio è certamente quello di cercare sostegno negli operatori della salute mentale senza esitazione. Ogni caso presenta delle peculiarità e va affrontato con l’ausilio di medici e psicologi perchè la situazione può facilmente degenerare in condotte aggressive e violente. La frustrazione crescente da parte dei famigliari può portare a mettere in campo condotte che rischiano di innescare delle vere e proprie escalation trasformando l’abitazione famigliare in una polveriera». I casi a cui sta lavorando, come si organizza la giustizia in questo momento? è tutto fermo? si posson dare risposte ai familiari delle vittime? «La macchina della Giustizia rallenta ma non si ferma nemmeno nel pieno dell’emergenza sanitaria. Al momento vengono comunque trattati i casi ritenuti urgenti e le udienze che riguardano soggetti sottoposti a misure cautelari. Come ho già avuto modo di sottolineare, il COVID19 non ha sospeso le attività di supporto alle donne maltrattate né quelle di contrasto alla violenza di genere. Il silenzio è il peggior nemico delle vittime».

Come sta vivendo questo periodo un’esperta di crimine? Come è organizzata? «Francamente la mia vita professionale è molto intensa anche ora nonostante i provvedimenti emanati dal Governo. Riesco a lavorare molto attravrso le piattaforme di formazione a distanza e anche per quanto riguarda le consulenze sono ottimi anche i videocollegamenti. In sostanza i ritmi lavorativi si sono addirittura intensificati perchè non ci sono più i tempi morti dovuti agli spostamenti. Cerco di ritagliarmi almeno un’ora tutti i giorni per allenarmi anche a casa dove ho allestito una vera e propria palestra. Insomma, tutto procede piuttosto bene. Mi sto anche dedicando alle prossime pubblicazioni. Ci sono interessanti novità in arrivo.

Cosa le manca di più in questo periodo? «Questa domanda è facile: andare in moto al momento mi manca terribilmente. Sono abituata a macinare migliaia di km all’anno e questa pausa forzata con la primavera ormai in atto è davvero frustrante. Ma certo non mi lamento perchè non ho certo il tempo di annoiarmi tra casi da esaminare, consulenze e pubblicazioni. Vorrà dire che mi rifarò appena sarà possibile e una volta terminata questa terribile emergenza».


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