Rhodense – Riparte il progetto del IV binario

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Nel mese di ottobre il progetto di potenziamento della tratta ferroviaria Rho-Gallarate è tornato a far discutere la politica locale. Dopo l’alt del Consiglio di Stato che aveva bloccato tutto nel dicembre 2012 per un errore procedurale, ora tutto riparte. RFI ha, infatti, avviato una nuova procedura di valutazione di impatto ambientale dell’intero progetto e Regione Lombardia non ha mai nascosto che questo potenziamento rimane un intervento prioritario.
Amministratori locali e comitati cittadini si dividono tra chi è contrario e continuerà la battaglia del ‘no’ e chi a favore. Tra coloro che sono favorevoli ci sono Legambiente, che ritiene indispensabile migliorare le infrastrutture ferroviarie, e i Sindaci che con la realizzazione del quarto binario otterranno importanti opere di compensazione.
Ma i pendolari cosa ne pensano? E’ quello che abbiamo voluto mettere in evidenza andando ad intervistarli presso le stazioni della linea S5 e della linea S6.

La parola ai pendolari delle linee S5 ed S6: “Vogliamo un servizio che funzioni bene”

Ecco come i pendolari hanno risposto alle nostre domande.
Nel corso degli ultimi anni la situazione ferroviaria ha visto dei miglioramenti?
“Purtroppo, le condizioni di chi ogni giorno prende il treno restano sempre disastrose (soprattutto negli orari di punta) e nonostante le forti proteste e le continue evidenze non si percepisce una reale volontà di porvi rimedio. È assurdo che i passeggeri paghino – anche caro – per un servizio e poi questo sia scadente e, molto spesso, disdicevole”.
Quali sono le condizioni di disagio nella tratta Milano-Varese?
“Anche le cause dei disservizi sono sempre le stesse: guasti ripetuti, soppressioni improvvise, mancanza di informazioni, annunci latenti e scarsa funzionalità degli strumenti, latitanza del personale ugualmente impreparato e non coordinato, ritardi superiori ai tempi di percorrenza, situazioni di sovraffollamento ai limiti del possibile e ricorrenti episodi di malore maldestramente gestiti, tensioni tra gli utenti, climatizzazione delle carrozze non regolata, incomunicabilità tra Trenitalia e RFI e così via”.
Esiste una “pozione magica” in grado di risolvere – o almeno migliorare – la situazione dei pendolari?
“La gestione di tutte queste annose problematiche è identificabile in un’incapacità da parte della Regione, di Trenord e delle Amministrazioni locali di dare delle risposte e delle soluzioni al decadimento del trasporto pubblico. I disagi descritti non richiedono riscontri in termini di investimenti strutturali. Sono semplicemente necessari degli interventi basilari sulla funzionalità e l’organizzazione del servizio, la consapevolezza dei problemi, il coordinamento tra Trenord e RFI e, soprattutto, l’assunzione di responsabilità”.
I comitati e le Amministrazioni contrarie al IV binario avevano vinto la battaglia contro questo progetto di grande impatto ambientale ma che, secondo altri, può tuttavia portare a dei miglioramenti per la condizione dei passeggeri e per la viabilità. Proprio negli ultimi giorni il dibattito si è riacceso in seguito al rilancio della procedura di Valutazione di impatto ambientale da parte di Italferr. Vi ritenete contrari o favorevoli al progetto del III e del IV binario? Esistono delle proposte alternative in grado di soddisfare entrambi i punti di vista?
“I progetti, a prescindere dall’impatto devastante già dimostrato, non sono rivolti alla soluzione dei disagi dei pendolari, ma sono interventi di espansione e intensificazione di altro tipo di traffico, che meglio trovano soluzione a margine delle zone ad alta intensità abitativa. Tempo fa a Vanzago è stato rimosso il III binario. Ci chiediamo se questo intervento sia legato ad un fattore di sicurezza. Immaginiamo però quanto sia lunga e difficoltosa la rimozione di un treno guasto che blocca il transito di quelli successivi. Non esistono proposte alternative: i bisogni sono precisi, sono essenziali, sono ripetuti, sono vecchi, non sono negoziabili con proposte non richieste di grande visibilità e pretestuose di utilità. I pendolari vogliono ascolto, risposte a breve termine e concrete, vogliono essere motivati ad usare i mezzi pubblici e condividere il loro viaggiare quotidiano con le autorità che li sponsorizzano”.
La condizione dei passeggeri della tratta Milano-Novara (S6) è differente rispetto a quella dell’S5. In stazioni come Corbetta-Santo Stefano Ticino, Vittuone-Arluno, Pregnana e Rho il disagio dei pendolari è talmente frequente ed elevato che ha portato il Comitato a chiedere un ulteriore incontro con TreNord e Regione Lombardia per discutere e dare inizio a scelte e provvedimenti che affrontino concretamente le problematiche indicate e le portino a soluzione. Anche se, già nel dicembre 2012 al Comitato Pendolari della linea Milano-Novara era stato promesso un aumento delle carrozze negli orari di punta ma questa resta ancora una richiesta non soddisfatta. Ma lasciamo la parola a chi, questa situazione la vive tutte le mattine e tutte le sere.
Come descrivete la condizione di chi quotidianamente usa la ferrovia come mezzo per raggiungere il posto di lavoro?
“E’ indecente, pessima e vergognosa. Si viaggia ammassati l’uno sull’altro. Nella stazione di Vittuone, appena la quinta fermata della tratta S6, la situazione è già invivibile: il treno arriva con persone in piedi già dalle stazioni precedenti. Se una persona dovesse sentirsi male, come più volte è successo per via dell’affollamento e della conseguente mancan- za d’aria, non si riuscirebbe neppure a sdraiarla a terra. Si è passati da treni a due piani con 7 carrozze ai nuovi TSR (molto meno capienti dei primi) a 6 carrozze. Già la scelta di partenza non ha senso! Si viaggia come animali diretti al macello…se non peggio e non si vedono segni di miglioramento. Anzi, pare proprio che Trenord si disinteressi totalmente della situazione”.
E il binomio treni e ritardi?
“Nelle ultime tre settimane stiamo raggiungendo livelli assurdi. Spesso il treno arriva a Vittuone già con 10 minuti di ritardo e raggiunge Milano accumulando dai 15 ai 30 minuti. Martedì 8 ottobre il treno delle 7.41 (arrivato in forte ritardo a Vittuone) è ripartito lasciando sul marciapiede diverse persone perché… non ci sarebbe stata neppure un’altra persona sopra! E il venerdì successivo (l’11 ottobre) la situazione di disagio è salita ai massimi livelli con ritardi molto consistenti per l’intera giornata”. (Anna Lisa Bongermino)

La ripresa del dibattito sulla rispresa del progetto, prende il via da Canegrate

Doveva essere un incontro per discutere di una possibile riapertura della procedura riguardante un progetto molto discusso. Poche ore, prima, nemmeno a  farlo apposta, invece, è arrivata proprio la notizia del riavvio dell’iter burocratico. E’ questo quanto accaduto lo scorso 18 ottobre: in serata, il comune di Canegrate aveva convocato un consiglio comunale aperto per affrontare il tema del potenziamento della linea ferroviaria tra Rho e Gallarate, con la realizzazione di altri due binari nella tratta tra la città rhodense e Parabiago, e di un terzo binario nella parte successiva fino appunto a Gallarate. Dopo le sentenze di Tar e Consiglio di stato, che avevano accolto il ricorso del Comitato Civico, evidenziando le difformità tra progetto preliminare ed esecutivo, l’iter si era di fatto interrotto. Da più parti c’era però la richiesta di rivedere l’operazione, considerata comunque fondamentale per la mobilità nella zona tra Milano e Varese. Proprio per questa ragione l’amministrazione canegratese (contraria all’opera) aveva deciso di stimolare il dibattito convo- cando la seduta aperta. Poche ore prima, però, è arrivata la doccia fredda con una comunicazione da parte di Italferr spa, la società legata a Rete ferroviaria italiana, riguardante il riavvio della procedura di Valutazione di impatto ambientale.
Fortunatamente (per Canegrate) il tutto riguarda solo la tratta tra Rho e Parabiago, senza interventi, almeno per il momento, sul territorio canegratese e nei comuni a nord. La nuova ‘Via’ riprende in mano il progetto definitivo, e oltre al quadruplicamento nella prima parte della tratta interessata, sono previsti anche il cosiddetto raccordo a ‘Y’ all’altezza di Busto Arsizio per consentire il collegamento tra lo spazio fieristico di Rho e l’aeroporto di Malpensa, la nuova fermata ferroviaria nella frazione di Cantone a Nerviano e una sottostazione elettrica a Legnano.
La notizia è stata data proprio dal sindaco canegratese Roberto Colombo, ed è stata accolta con pareri contrastanti tra gli altri amministratori, per un’opera voluta da taluni e vituperata da altri, in particolare quelli che hanno le zone maggiormente urbanizzate nei pressi della ferrovia, dove ci saranno espropri di proprietà, dove verranno realizzate anti-estetiche barriere antirumore a pochi metri dalle case. Ogni comune avrà trenta giorni per rispondere con delle osservazioni. (Stefano Vietta)

Amministratori contro e amministratori a favore del progetto

Comuni contro. Quello del potenziamento della linea ferroviaria tra Rho e Gallarate è un progetto dalle mille sfaccettature che ‘o lo si ama o lo si odia’. In effetti tra le amministrazioni locali interessate, a seconda dei casi, dal terzo o dal quarto binario, ma anche di spostamenti, declassamenti, o dalla costruzione di nuove stazioni, le opinioni sono ben diverse. Il perché di opinioni così contrastanti è semplice e lo ha ben spiegato il sindaco Roberto Nava di Vanzago: “Ci sono posizioni diverse nei vari comuni a seconda di come si è toccati dal progetto, qualcuno avrà compensazioni ed altri nuove stazioni -ha detto- Nel nostro caso il potenziamento della linea  comporterebbe il passaggio in una zona densamente urbanizzata. Per dirla breve, se qualcuno mi chiedesse se sono favorevole al trasporto su rotaia risponderei certamente di sì, ma direi di no se mi dicessero che la ferrovia mi passa nella camera da letto! Non è un caso che il nostro comune abbia dato un parere negativo all’intervento, condizionandolo all’interramento.” Quello di Vanzago è il caso più eclatante, ma altri comuni sono molto preoccupati del passaggio dei nuovi binari vicino alle case, con la delicata questione degli espropri. Canegrate e Legnano, che pure al momento non saranno toccate dall’intervento (che riguarderà la sola tratta tra Rho e Parabiago) sono contrarie, ed anzi la città del Carroccio era stata la prima a chiedere l’interramento. “Nella nostre linee programmatiche -ha detto l’assessore legnanese Antonino Cusumano- c’è l’intenzione di chiedere una nuova progettualità, con modalità alternative, come ad esempio una linea metropolitana.” A volere fortemente il progetto è, però, Nerviano: proprio il sindaco Enrico Cozzi aveva sollecitato una riapertura dell’iter con lo scopo, dichiarato, di avere la nuova stazione ferroviaria nella frazione di Cantone. “A noi la stazione serve -ha detto Cozzi- la procedura deve ricominciare”. E Parabiago? Anche la città della calzatura sarebbe avvantaggiata dal progetto, con migliorie alla stazione ed altre compensazioni previste, come nuove piste ciclabili. (Stefano Vietta)

Comitati cittadini contro e Legambiente a favore

Un’opera inutile che devasterà il territorio oppure un’infrastruttura fondamentale per la mobilità del territorio tra Milano e Varese? Una cosa è certa: il potenziamento della linea ferroviaria tra Rho e Gallarate è un’opera che divide e fa discutere. Ora che Italferr ha rilanciato la procedura di Valutazione d’impatto ambientale, il dibattito torna a farsi acceso. Anche il mondo associativo appare ormai su fronti opposti. Chi spinge per il ‘no’ è ovviamente il Comitato Civico Rho Parabiago, il quale si era già opposto all’operazione con i ricorsi, poi vinti, a Tar e Consiglio di Stato, che avevano di fatto bloccato l’iter procedurale. Nell’incontro che si è svolto recentemente a Canegrate, i rappresentanti del Comitato hanno ribadito i motivi del loro dissenso. A non convincere è il tracciato che passerà sulla vecchia linea ma con quattro binari in tutto tra Rho e Parabiago, e con un binario in più (ma questa parte del progetto è attualmente in stand by) tra Parabiago e Gallarate, in mezzo alle case. I numeri parlano di 232 proprietà catastali, con barriere antirumore alte alcuni metri che sorgeranno proprio di fronte a circa 500 abitazioni private. Le soluzioni alternative proposte dal Comitato? Per esempio far funzionare la linea esistente, da sempre alle prese con guasti e intoppi. Ben diversa è la posizione di Legambiente, che nei giorni scorsi è uscita allo scoperto chiedendo, invece, che il potenziamento della linea ferroviaria possa andare avanti: “Le nostre città sono da decenni strette nella morsa del traffico, con auto e merci che le attraversano – hanno fatto sapere in una nota congiunta i circoli di Nerviano, Parabiago e Canegrate dell’associazione ambientalista – Il risultato è smog, rumore, tempi di percorrenza esagerati anche per spostamenti brevi. Il miglioramento delle infrastrutture ferroviarie risponde alle carenze che attualmente affliggono la linea esistente, guasti, ritardi, treni affollati sono all’ordine del giorno. Per queste ed altre ragioni, chiediamo alle nostre Amministrazioni Comunali, al di sopra di ogni colore politico, di adoperarsi nelle opportune sedi, affinché il potenziamento della tratta ferroviaria esistente venga realizzato con costi e tempi certi”. (Stefano Vietta)

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