Rhodense – Tutti contro il gioco: quali i rischi concreti?

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Per approfondire la situazione nei nostri comuni, vi rimandiamo alla versione cartacea del PUNTO RHODENSE sfogliabile on line dove troverete le interviste ai sindaci e all’esperto Asl (pag 4 e 5).

Negli ultimi tempi si è sentito parlare spesso di ludopatia come una dipendenza senza sostanze, come una piaga sociale di notevole diffusione e in continua espansione. E in effetti è proprio così. Quella del gioco d’azzardo è una malattia che ogni giorno miete nuove vittime tra la popolazione. È infettiva e ci sono molti modi per contrarla. Il paziente può trovare la sua ossessione in un semplice pulsante, quello di una macchinetta luminosa e altrettanto rumorosa situata vicino a bancone del caffè del solito bar. Oppure la fisima è rappresentata da alcuni numeri, quelli apparentemente fortunati. È andata male? Una consolazione per la perdita arriva alla mente del giocatore patologico: “Sarà per la prossima volta che, fortunatamente, è tra 5 minuti esatti”. La vittima può anche puntare su un cavallo, il più forte apparentemente. E se sogna un viaggio oppure 10 mila euro in un colpo solo può sempre prendere una monetina e grattare sul foglio della speranza. Anche questa volta non funziona? “Non è un problema – si dice il giocatore patologico – posso sempre vincere i 5 o 10 euro appena spesi e comprare il Gratta&Vinci fortunato”. In fondo, 5 o 10 euro non sono niente. Almeno per oggi. Delle volte invece basta una connessione ad internet: un click, quello magico ovviamente, e tutto diventa poker, casino online e cash machine dalla comodità della poltrona di casa. D’altronde a chi non piace vincere facile giocando responsabilmente? Un’avvertenza pubblicitaria che aiuta sicuramente a stare alla larga dalla dipendenza in un clima di tentazione costante e diffusa. Peccato che le statistiche dicono altro e parlano chiaro.

Nel corso della nostra inchiesta leggerete le caratteristiche principali della dipendenza dal gioco d’azzardo e attraverso i dati, i pareri degli esperti e le dichiarazioni degli amministratori scoprirete i motivi che hanno spinto i sindaci italiani e, in particolare quelli del Rhodense, a unirsi per cambiare il panorama tricolore in materia di ludopatia aderendo all’ormai celebre “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo”.

GAP: LA DEFINIZIONE DI UN FENOMENO

Secondo il Dipartimento Politiche Antidroga (DPA) che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il gioco d’azzardo patologico (GAP) è la conseguenza di un comportamento volontario persistente in un individuo vulnerabile alla dipendenza, che presenta cioè alterazioni preesistenti di tipo neurofunzionale dei normali sistemi neurobiologici della gratificazione, del controllo degli impulsi e delle funzioni cognitive correlate (credenze e distorsioni cognitive in relazione alle reali possibilità di vincita). Il gioco d’azzardo è “problematico” se riguarda comportamenti rischiosi che condizionano negativamente il benessere individuale come le difficoltà nelle relazioni familiari, economiche, sociali e le interferenze con gli obiettivi professionali. Inoltre, i sintomi del cosiddetto “gambling” (dall’inglese “gioco d’azzardo”) rientrano in un disturbo progressivo, caratterizzato dalla continua perdita di controllo in situazioni di gioco, dal pensiero fisso di giocare e di reperire il denaro per continuare a farlo, dal pensiero irrazionale e dalla reiterazione del comportamento, a dispetto delle conseguenze negative che quello produce. I segni e sintomi principali relativi alla dipendenza sono il forte desiderio di giocare d’azzardo e l’impossibilità di resistervi, l’insorgenza di sentimenti di inquietudine quando si è impossibilitati a giocare, la necessità di giocare con maggiore frequenza per riprodurre sempre il medesimo grado di euforia e gratificazione. Il gioco d’azzardo patologico presenta quindi, al pari della dipendenza da sostanze, un alto tasso di assuefazione difficile da espellere.

I NUMERI

La febbre da gioco è un fenomeno in costante evoluzione: gli italiani sono sempre più stregati dalle macchinette mangia soldi e affini a differenza dei concittadini europei. Secondo i dati diffusi da Terre di mezzo, Legautonomie e dalla Scuola per le buone pratiche sono circa 32 milioni i giocatori di azzardo in Italia, oltre il 54% della popolazione quindi. Tre milioni sono a rischio patologico mentre sono circa 800mila i giocatori già patologici. Le risorse necessarie alla cura di queste dipendenze si stima ammontino a circa 7miliardi di euro.Le ricerche svolte dallo studio Ipsad (Italian population survey on alcohol and other drugs) dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa per il triennio 2008-2011 evidenziano che è nel centro-sud che risiedono i giocatori più assidui. In pole position si trova la Campania (57%), segue la Calabria (55%) e poi Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo mentre le regioni dove si gioca di meno sono quelle del nord. Nonostante nelle regioni meridionali il gioco d’azzardo sia più diffuso che nel resto della Penisola, i giocatori con profilo di rischio moderato non sono concentrati solo in queste aree. Dove si gioca di meno, la quota di gambler (dall’inglese “giocatore d’azzardo”) è più sostenuta (8%) in confronto alla media nazionale (5,3%). Il Lotto, il Superenalotto, il Gratta e vinci e Lotto istantaneo sono tra i giochi più scelti in assoluto, con percentuali che vanno dal 75% al 67% nelle regioni del centro-sud e che tuttavia si ritrovano, anche se con valori leggermente inferiori, in quelle settentrionali.

L’IDENTIKIT DEL GIOCATORE PATOLOGICO

Il rischio di contrarre la malattia del gioco è stato riscontrato soprattutto nei maschi, nei disoccupati e nelle persone con un basso livello di istruzione. Inoltre sembra che i “drogati di gioco” condividano un presunto stato di solitudine: spesso sono separati, divorziati o vedovi. Ma nessuno, in realtà, è immune dal contrarre il virus. Negli ultimi tempi il tasso di coinvolgimento degli adolescenti è spaventoso: sempre secondo l’indagine del Cnr – che ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutto il Bel Paese – nell’ultimo anno il 45,3% degli studenti ha puntato somme di denaro. I giovani più coinvolti nel vortice dell’azzardo sono i ragazzi (55,1% contro il 35,8% delle ragazze) e si stima che siano 100mila gli studenti che già presentano un profilo di rischio moderato e 70mila quelli con una modalità di gioco problematica. Tra i gambler non mancano le donne e i dati nazionali rivelano che tra i soggetti compulsivi ci sia un elevato numero di “nuovi poveri”, persone cioè che hanno perso il lavoro e che, avendo scarsa disponibilità economica, si affidano più facilmente alla fortuna per tentare di cambiare la loro vita.

A CHI RIVOLGERSI

Con l’articolo 5 del decreto legge 158 del 13 settembre 2012, il ministero della Salute presieduto da Renato Balduzzi ha inserito la ludopatia tra i Lea (i Livelli essenziali di assistenza, cioè le prestazioni e servizi garantite dalla sanità pubblica). Ciò significa che la cura della dipendenza dal gioco è gratuita per il cittadino ed è a carico dello Stato. Inoltre dalla Federazione italiana degli operatori dei dipartimenti e dei servizi delle dipendenze (Federserd) e dall’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (Aams) sono stati attivati il numero verde gratuito 800.921121 e il sito Giocaresponsabile.it, che offrono informazioni sulla ludopatia e possono orientare verso le strutture pubbliche di sostegno più vicine. In particolare, dal 2004 il SerT (servizio pubblico del Sistema Sanitario Nazionale italiano per le dipendenze) ha maturato esperienza nella cura dei comportamenti compulsivi al punto che lo scorso anno è nato il progetto sperimentale GAP, finalizzato alla gestione del problema dal punto di vista clinico, preventivo e della ricerca, in un’ottica di tutela della salute dell’individuo, della sua famiglia e della comunità. Il progetto prevede la presa in carico del giocatore patologico con interventi di primo contatto, diagnosi e successivo trattamento psicoeducativo. L’iniziativa prevede inoltre il coinvolgimento degli enti locali e comprende anche trattamenti psicoterapeutici di gruppo (anche a sostegno delle famiglie del giocatore) e un servizio di “tutoraggio economico”.

L’IMPEGNO DEI SINDACI CONTRO IL GIOCO D’AZZARDO

Lo scorso ottobre, 315 primi cittadini provenienti da tutta Italia hanno dato il via ad una vera e propria campagna contro il gioco d’azzardo inaugurando, a Palazzo Marino, una raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dal “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo” che fa capo a Terre di mezzo, Legautonomie e alla Scuola per le buone pratiche. All’incontro erano presenti quasi tutti i sindaci del Rhodense che, per la prima volta e al di là del colore politico, si sono uniti nel fronteggiare quella che può essere definita come la più grande battaglia popolare in tema di legalità e contrasto alla ludopatia. L’idea iniziale è stata avanzata Monica Chittò, sindaco di Sesto San Giovanni, ed è stata poi portata avanti da Angela Fioroni, segretario di Legautonomie Lombardia che in occasione della conferenza con i sindaci italiani ha dichiarato: “La scrittura di questa proposta di legge è stata partecipativa. Abbiamo iniziato con una mailing-list di 500 persone e sono state recepite le proposte di tutti, tranne una: il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo. Il nostro obiettivo è quello di regolamentare la diffusione del gioco d’azzardo, slot e video-poker senza creare proibizionismo. Inoltre, molti giocatori patologici parlano di una tentazione costante dovuta alla grandissima diffusione delle slot. Se le macchinette mangia soldi dovessero spostarsi in sale apposite probabilmente i gamblers smetterebbero di giocare”.

LA PROPOSTA DI LEGGE

Il fulcro del “Manifesto dei sindaci per la legalità contro il gioco d’azzardo” consiste nell’eliminare completamente le slot machine dai vari esercizi commerciali per inserirle soltanto in sale gioco create appositamente per fare in modo che il brivido dell’azzardo non si confonda più con l’aroma del caffè. Nella proposta di legge è molto restrittiva anche la regolamentazione del gioco che, in particolare, deve essere vietato ai minorenni, con un controllo dell’età anagrafica grazie all’uso della tessera elettronica sanitaria. Inoltre, gli operatori delle Asl o delle associazioni di volontariato devono poter accedere liberamente ai locali per parlare con i giocatori e informarli sui rischi di dipendenza mentre i gestori saranno obbligati ad esporre il materiale informativo diretto a evidenziare i rischi correlati al gioco d’azzardo. Per quanto riguarda i singoli Comuni, la novità più importante riguarda la possibilità per il sindaco di introdurre limitazioni relative agli orari di esercizio e alla localizzazione di attività che possono pregiudicare categorie della popolazione che necessitano di una specifica tutela, la limitazione dell’autorizzazione a dieci anni ed infine la possibilità per Regioni e Comuni di stabilire luoghi sensibili in relazione ai quali può essere negata l’apertura. Infine, nel disegno di legge ci sono anche articoli che mirano a contrastare le infiltrazioni mafiose, l’evasione fiscale e tributaria, a contenere le pubblicità e a garantire cure reali per le persone affette da gioco d’azzardo patologico.

L’APPELLO UNANIME DEI SINDACI DEL RHODENSE

Se in passato si tentava la fortuna attraverso gli esodi nelle città dei casino come Sanremo, Venezia o Campione ed era ristretto il numero degli audaci giocatori che si avventuravano nelle bische clandestine in città, con il nuovo millennio il fenomeno del gambling non è più circoscritto geograficamente. I giochi d’azzardo hanno sviluppato un nuovo mercato in Internet utilizzando tecnologie digitali che permettono un maggior coinvolgimento di larghi strati di popolazione e con la possibilità di utilizzare carte di credito, con un conseguente abbassamento della percezione della perdita di denaro che normalmente si può avere con il pagamento tramite contante o fish. I sindaci del Rhodense concordano sul fatto che spesso non è possibile conoscere quanti apparecchi per il gioco lecito siano installati presso gli esercizi pubblici come bar, ristoranti e alberghi perché è la stessa normativa in materia che non obbliga a comunicare al Comune in numero delle VLT (Video Lottery Terminal) presenti. Inoltre, il fenomeno non è contrastabile perché è anche supportato dallo Stato che ne ha incentivato la diffusione con la centralizzazione delle forme di gioco nell’AAMS (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli) e lo sviluppo di numerosi concessionari investendo in una pubblicità che fa leva sulle debolezze delle persone. In una situazione simile, sviluppare una forte dipendenza ed entrare nel tunnel dell’indebitamento con parenti e amici, oppure con banche, il mondo della criminalità e nelle peggiore ipotesi attraverso l’usura è un vero e proprio gioco da ragazzi. È recente la denuncia di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle secondo la quale a Montecitorio siederebbero onorevoli vicini alle lobby del gioco d’azzardo che spingerebbero per mantenere il sistema attuale. Ed è sempre degli ultimi mesi la notizia delle slot machine truccate e gestite da infiltrazioni mafiose poi sequestrate dalla Guardia di Finanza di Bologna. Un’unione, quella dei sindaci del Rhodense, fondata sulla riduzione dell’offerta e il contenimento dell’accesso per prevenire i rischi del gioco d’azzardo e, se il danno è già fatto, di dedicarsi alla cura dei cosiddetti gamblers. Il gioco adesso è nelle mani dei cittadini: sono necessarie 50mila firme per presentare il disegno di legge in Parlamento. Ognuno può recarsi negli appositi sportelli del proprio Comune e sottoscrivere la proposta di legge di iniziativa popolare contro il gioco d’azzardo diventando così protagonista di un cambiamento sociale ed economico tutto italiano. Questo però è un gioco “sano” perché nasce da un altro tipo di dipendenza. La dipendenza verso la speranza in un futuro senza vinti e vincitori ma solo con uomini e donne che non sono più schiavi ma esseri liberi di pensare, agire, vivere.

di ANNA LISA BONGERMINO

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