Razzia di rame al cimitero vecchio di Sesto

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SESTO SAN GIOVANNI – Riceviamo e pubblichiamo questa lettera ricevuta da una lettrice che, purtroppo, ha dovuto fare i conti con un crimine odioso. 

Egregio Direttore,
vorrei condividere con tutti i Vs. lettori una spiacevolissima vicenda che ha interessato in prima persona anche la mia famiglia. Nei primi giorni del mese corrente un gruppo di ignoti si è introdotto con il buio in quello che è conosciuto come il “Cimitero Vecchio” di Sesto San Giovanni asportando il tetto in rame di una decina di cappelle di famiglia. Nel novero rientra anche la mia, dove da quasi venticinque anni riposa la mia unica sorella Elena, morta in giovanissima età (le mancavano pochi mesi per diventare maggiorenne), nonché, dall’aprile 2012, mio padre Aurelio che tanto si è speso per la città con iniziative come il “Centro Culturale Liber”, le lezioni impartite all’Università della Terza Età sin dalla sua fondazione, e le mostre di pittura che amava introdurre. Si immagini lo sconcerto e il dolore che questo episodio criminale ha arrecato in particolar modo a mia madre. Le riesce difficile, per non dire impossibile, pensare che esiste qualcuno al mondo che non ha rispetto neppure per i morti, coloro che non sono più tra di noi e che quindi non hanno mezzi per difendersi di fronte al preoccupante imbarbarimento della società.

Una piccola, quanto ancora spiacevole, notazione a margine riguarda il fatto che dell’episodio siamo stati informati incidentalmente, per caso, a notevole distanza di tempo dal suo verificarsi. Solo una nostra chiamata al custode, peraltro riguardante altri argomenti, ci ha proiettate nell’emergenza di proteggere dagli agenti atmosferici l’ultima dimora dei nostri cari. Purtroppo, però, di acqua nel frattempo ne era caduta tanta e un bel po’, ci hanno già avvisate gli operai, ne è già penetrata nel sottostante livello di copertura. Dove erano finiti, dai primi di novembre ad oggi, le Forze dell’Ordine e il Comune? Perché noi, e gli altri, che ormai ovviamente conosciamo quasi tutti di persona, non abbiamo ricevuto neppure una chiamata per riferirci quello che era successo alle nostre cappelle funebri?

Mentre mia madre ed io ancora tentiamo di “digerire” che qualcuno abbia disturbato i nostri affetti più cari, e con la rabbia in corpo per le dimensioni che sta assumendo il commercio clandestino del rame, siamo però già all’opera per ripristinare la normalità dei luoghi. Sempre che sia possibile. Il custode ci ha infatti parlato di nuovi furti, questa volta di grondaie. Contro sciacalli del genere non sappiamo che cosa si potrebbe fare e la cosa ci fa vivere (ma chissà quanti altri) nell’incertezza e nella paura.

Lettera firmata

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