Progetto Lissone, il sindaco presenta esposto alla Corte dei Conti

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Un danno diretto di 196 mila euro per un’operazione di investimento e ricapitalizzazione fondata su “una rappresentazione inveritiera, da parte degli amministratori, della situazione finanziaria e patrimoniale della società”. L’assunzione “di propria iniziativa” da parte degli stessi amministratori di “ingenti operazioni di ristrutturazione di immobili di proprietà comunale” che “non avrebbero però dovuto essere eseguiti” in quanto non legati “a qualsivoglia rapporto contrattuale”. Infine l’uso per tali ristrutturazioni di fondi pubblici, con varie irregolarità contabili. Questo il pesante contenuto dell’esposto-segnalazione che nei giorni scorsi il sindaco di Lissone Concettina Monguzzi ha presentato alla Procura della Corte dei Conti della Lombardia relativamente a Progetto Lissone spa, la società partecipata in maniera maggioritaria dal Comune di Lissone e dichiarata fallita l’11 novembre 2013. La richiesta è quella di fare luce su eventuali danni alla spesa pubblica nella totale trasparenza delle azioni. In esso si espongono i fatti per i quali sarebbe configurabile un “danno diretto recato dagli amministratori (di Progetto Lissone) al Comune” in quanto socio della spa e un “danno contabile prodotto in violazione dei doveri di servizio con riguardo alla gestione finanziaria, economica e patrimoniale della società”. Il documento di 17 pagine – dopo aver ripercorso puntualmente dagli inizi la storia della spa, costituita nel 1997 “per promuovere l’attività artigianale locale della lavorazione del legno”, fino agli elementi che hanno determinato la procedura di fallimento – chiarisce che nel 2013 l’amministrazione comunale procedette a una ricapitalizzazione di 196.000 euro sulla base di una “copiosa massa di informazioni e documenti… relativi a lettere d’intenti, trattative in corso, offerte” con “la previsione di un andamento senz’altro positivo per i successivi due anni”, mentre subito dopo si constatò “il grave indebitamento, la totale assenza di commesse” e quindi “l’impossibilità di garantire la continuità aziendale”. Pertanto gli amministratori di Progetto Lissone avrebbero creato un danno diretto al Comune in quanto socio ledendo il “diritto a una piena, veritiera e completa rappresentazione delle circostanze che incidono sulla convenienza di un determinato investimento”. L’esposto segnala inoltre che Progetto Lissone “promuoveva di propria iniziativa una serie di rilevanti interventi di ristrutturazione sugli immobili ricevuti in comodato (via Maggiolini per 500.000 euro ed ex Scalo Merci per 230.000)”, mentre d’altra parte ogni anno tra il 2008 e il 2011 incassava contributi comunali a fondo perduto per complessivi 275.000 euro. In tal modo gli amministratori della società avrebbero assunto impegni “al di fuori di ogni vincolo di legge e negoziale” nonché “di ogni convenienza economica”, “caricando l’amministrazione di oneri impropri”.

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