Premio Lissone, una mostra al Mac dal 24 maggio ripercorre la storia favolosa

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A settant’anni dalla sua prima edizione, il Museo d’Arte Contemporanea di Lissone ripercorre la storia del Premio Lissone, la cui natura attiva e propositiva doveva rimanere, secondo le parole di Guido Le Noci, “polemica e di estrema avanguardia”, e che ha seguito l’evoluzione del linguaggio creativo del secondo Novecento, grazie alla partecipazione di autori quali Emilio Vedova, Antoni Tàpies, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Karel Appel, Luis Feito, Mario Schifano e altri. La mostra, in programma dal 24 maggio al 1° novembre 2015, curata da Alberto Zanchetta, direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, presenta 48 opere, tutte appartenenti alla collezione del Premio Lissone, che coprono un arco temporale compreso tra il 1946 e il 1967, date che segnano l’inizio e il termine della prima esperienza del premio. «Abbiamo pensato – dichiara Elio Talarico, Assessore alla cultura del comune di Lissone – che fosse nostro dovere presentare al pubblico di EXPO 2015, una delle eccellenze più riconosciute a livello mondiale di Lissone. Infatti, tra il 1946 e il 1967, il Premio Lissone ha posto la città al centro del dibattito culturale internazionale, fornendo un valido spazio dialettico dove si sono confrontate le varie correnti artistiche di quegli anni e si sono succeduti i protagonisti dell’arte italiana ed europea e le anime critiche della seconda metà del Novecento». Come afferma Alberto Zanchetta, “La storia del Premio Lissone è stata uno snodo fondamentale per tutta la pittura del secondo dopoguerra. La manifestazione ha infatti ricoperto un ruolo di primo piano, grazie soprattutto ai premi assegnati da giurie d’eccellenza così come alla capacità degli organizzatori di sapersi aggiornare in tempo reale sulla pittura del secolo scorso”. Il percorso espositivo, suddiviso per gruppi e correnti artistiche, è arricchito da un ricco apparato di documenti, carteggi, manifesti, telegrammi, fotografie e disegni inediti, materiale di propaganda, tra cui inviti, bandi, locandine e altro, che testimoniano l’importanza di un premio che ha visto alternarsi giurie composte dai più celebrati critici e storici dell’arte, quali Giulio Carlo Argan, Marco Valsecchi, Umbro Apollonio, Giuseppe Marchiori, Guido Ballo, Francesco Arcangeli, Pierre Restany, Will Grohmann, Jean Leymarie, Pierre Janlet e altri.

Il Premio Lissone, la cui fama raggiunse la notorietà della Biennale di Venezia, ha rispecchiato la dinamicità dell’arte italiana ed europea di quegli anni, accogliendo correnti che andavano dal Neorealismo al postcubismo, dall’astrazione geometricaall’Abstraction Lyrique, dal gruppo Forma 1 al gruppo MAC, dal gruppo degli Otto a Corrente, da Origine a Cobra, dallo Spazialismo ai Nucleari, dall’Informale all’Espressionismo astratto, dal Nouveau Réalisme al Neodadaismo, dalla Pop Art alla Nuova Figurazione, fino all’Arte cinetica e programmata. Nato col proposito di presentare un “vivo panorama della pittura italiana”, il Premio Lissone nelle sue prime edizioni ha visto la partecipazione di artisti nazionali, aprendosi nel 1953 alle esperienze provenienti dall’estero. La collezione del Premio iniziò a formarsi con due opere di Ennio Morlotti e di Mauro Reggiani, vincitori ex-aequo della VII edizione, che rappresentavano le due opposte tendenze della pittura contemporanea, quella astrattista e quella neorealista.

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