Poesia e campane Tibetane nel Parco di Monza

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Meditazione e Poesia: ecco l’iniziativa di benessere promossa da La Casa della Poesia di Monza con Giorgia Antonia Leone e Antonetta Carrabs (mattinata di sabato 26 settembre alle ore 10,00, nel Parco di Monza). Il suono magico delle campane tibetane e la poesia sonora si fonderanno per dare vita a vibrazioni pacificanti, il resto lo farà il parco che accoglierà questo momento di meditazione. Sarà un’esperienza delicata e irripetibile. L’adesione è gratuita ma con prenotazione obbligatoria. L’appuntamento è alle 9,45 ingresso Viale Cavriga, Parco. C’è un legame strettissimo tra la poesia e la meditazione. Entrambe raccontano emozioni e conducono verso nuove aperture; la poesia arriva in luoghi dell’anima sconosciuti e intimi, luoghi che talvolta visitiamo con la meditazione. Sono due linguaggi diversi che partono dal silenzio tesi verso il centro per celebrare il più grande dolore o la più grande bellezza; due linguaggi che condividono un forte senso etico, sociale, rivoluzionario per incontrare il mondo alla ricerca della Verità Non si medita soltanto per raggiungere la serenità e la pace, ma si medita per andare ben oltre. “Ho incontrato le campane tibetane o forse loro hanno incontrato me, attraverso il maestro Thonla Sonam, il quale mi ha trasmesso non solo le conoscenze tecniche sull’uso delle “ciotole” ma anche la capacità di provocare scambi emotivi profondi all’interno di momenti di autentica armonia – ha spiegato Giorgia Leone – Le campane tibetane, infatti, sono archetipi strumenti con un richiamo mistico dal fascino unico e singolare, in grado di attrarre inevitabilmente e soprendentemente chi ne ascolta i suoni, coccolato dalle armonie che ne derivano e trasportato in un mondo senza spazio e senza tempo, verso un profondo stato di benessere mentale e fisico. Ciò che esse domandano è solo di essere ascoltate». Com’è fondo il silenzio tra le stelle./Non un suono di parola si propaga,/ né cinguettio di favolosi uccelli./Ma là tra quelle stelle, dove siam/un astro ricreato, là si sente/quell’intimo rumore che apre le rose. (Josè Saramago)

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