Peste suina e coronavirus, quali rischi

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Il capodanno cinese in questi giorni sta attirando in Italia numerose provviste alimentari, tra le quali molta carne suina, provenienti dal Paese della Grande Muraglia, per far fronte al consumo per i festeggiamenti nonostante l’importazione sia vietata sulla base di un provvedimento del Ministero della Salute. Ma cos’è la peste suina? Quali rischi si corrono?

«La peste suina africana è un virus che colpisce sia animali domestici che selvatici e che da molto tempo rappresenta un rischio importante per gli allevamenti suinicoli di tutto il mondo. Il contagio riguarda prettamente gli animali, non dovrebbero essere un rischio per l’uomo-spiega Gabriele Canali, direttore Centro Ricerche Economiche sulle Filiere Sostenibili  (CREFIS) dell’Università Cattolica-. La peste suina è rilevante inoltre anche a livello economico, il prezzo dei suini  in Europa è a livelli record. Questo è dovuto alla peste suina africana in Cina. Nel Paese asiatico infatti si è stati poco attenti all’importanza del prevenire l’invio di possibili carni infette in altri Paesi». Esiste una possibile connessione tra il ”coronavirus” proveniente dalla Cina a causa del consumo di carne di serpente e pipistrello e la pesta suina proveniente dalla stessa Cina? «Non esiste nessun contatto- prosegue Canali- fra il coronavirus e la peste suina. A favorire il contagio del coronavirus sarebbero i cosiddetti mercati umidi molto diffusi in Cina attraverso un agente patogeno che potrebbe essere stato trasmesso all’uomo da animali vivi he vengono macellati sul posto. La peste suina è contagiosa e trasmissibile, invece, da animale ad animale». Intanto quasi 10 tonnellate di carne suina, potenzialmente contaminata dal virus, proveniente dalla Cina hanno rischiato di finire sul mercato in Italia se non fossero intervenute le Fiamme Gialle del Comando provinciale di Padova che hanno sequestrato ed immediatamente incenerito le forniture illegali. «Siamo da sempre impegnati a dar voce all’eccellenza della filiera della carne italiana. I nostri scientific advisor hanno frequentemente ribadito che il consumo di carne italiana è la più alta certificazione di garanzia– dichiara Massimo De Bellis, Direttore di CremonaFiere -. Siamo arrivati ad affrontare queste tematiche, oggi più che mai attuali, nel 2018, con due anni di anticipo durante gli Stati Generali della Suinicoltura nell’ambito delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona. I rigidissimi controlli sanitari e l’impegno dei nostri allevatori sono la garanzia della nostra filiera, che tra l’altro ha numeri tali da poter soddisfare buona parte delle richieste del mercato interno. Da non dimenticare inoltre che la consistenza del patrimonio suinicolo in Lombardia nel 2018 è stata complessivamente pari a 4.493.125 capi, con un incremento del 4,8% rispetto all’anno precedente. Secondo i dati Eurostat, nel 2018 il patrimonio suinicolo nazionale è diminuito di circa l’1% rispetto al 2017, invece la Lombardia rimane la regione leader, con oltre 4 milioni di capi allevati».

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