Patty Boyd incanta i beatlesmani: l’ultimo incontro con George Harrison

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«Eravamo già divorziati da tempo, ma eravamo in rapporti di amicizia. George venne  a trovarmi.Io ero in camera oscura, mi portò regali, ci abbracciammo e poi passeggiammo in giardino. Poi lui vide i fiorellini tra le rocce che si muovevano al vento e disse: “Sta tremando il fiore” e io “ma no i fiori non tremano, le persone sì”. Lui sorrise e se ne andò. Non lo vidi più»

La dolcezza dell’ultimo incontro con l’ex marito è uno dei ricordi più belli che Patty Boyd, ex modella, ex moglie prima di George Harrison e poi di Eric Clapton, e oggi scrittrice e fotografa, ha raccontato a Davide Verrazzani sul palco del “Mosso” a Milano durante la maratona dedicata ai Fab Four dalla Milano Music Week. I favolosi anni 60 con gli eccessi, le contraddizioni ma soprattutto la grande creatività a tutti i livelli, quelli che Patty, oggi senttantottenne sposata ad un imprenditore, ha voluto raccontare.
«Sono nata in Kenya e quando sono arrivata in Inghilterra ho avuto problemi, ero ribelle e diversa da tante ma questo fece sì che mi avvicinassi a George Harrison e ai mitici Beatles – ha detto – anche noi modelle allora capivamo che nell’aria c’era qualcosa di nuovo che piaceva da matti e tra queste novità i Beatles erano esplosivi davvero».

Il primo appuntamento con il grande Harrison fu in un ristorante sofisticato, loro avevano 19 e 20 anni e li accompagò Brian Epstein il mitico produttore dei Beatles. «Non mi diede fastidio perché lui era esperto di vini e ci insegnò come comportarsi in un ambiente così chic per due giovani come noi».
Sul palco Patty ha raccontato dell’avvicinamento dei Beatles all’India, che avvenne proprio attraverso di lei, la grande Musa vivente prima di George che per lei creò “Something” e poi di Eric Clapton. «George era un uomo divertente, in casa era diverso da come lo si vedeva in pubblico, ovvio, un uomo normale appassionato di musica. Ma George ha vissuto le contraddizioni della vita, tra la meditazione e gli eccessi, ed è stato normale per tutti noi  e anche io avevo anima contraddittoria».

I fans hanno davvero dato problemi ai Beatles, anche prima dell’omicidio di John lennon. Anche a lei è successo? «Si avevo gli haters solo perché legata ad un Beatle,  non ero pronta a quello, era tutto nuovo, ma i fans erano davvero impazziti per loro».

Harrison e Clapton due grandi chitarristi innamorati della propria chitarra e di Patty. Come gestì tutto questo?
«Loro amavano suonare insieme e George era così spiritoso che quando ci lasciammo, scrisse  la Cover di by by love e invece di “Happy” mi definì “Clippy” riferendosi a Eric!».
George Harrison per lei scrisse Something, la lirica più coverata della storia dei Beatles, Eric Clapton invece le dedicò Layla, ma scrisse nel 1976 “Wonderful Tonight” e lei è quella canzone che conserva nel cuore. La ex modella ha presentato “Pattie Boyd: My Life In Pictures” (Reel Art Press) un libro in cui racconta la sua vita davanti e dietro alla foto camera. Ha chiuso la giornata il concerto della cover band “Triflers” che ha presentato i grandi successi dei Fab Four. prima di loro uno splendido Fabrizio Grecchi che si è esibito nei successi per Piano Solo e un grande Filippo Caretti, giovanissimo frontman dei BeatBox.

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