Parchi di divertimento chiusi, da Leolandia parte la protesta

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Parchi di divertimento chiusi, anche se non si sono registrati casi di contagio da covid. L’Associazione Parchi Permanenti Italiani annuncia una dura protesta, a difesa di un comparto che ogni anno genera 60.000 posti di lavoro, tra occupati fissi, stagionali e indotto. A parlare è Giuseppe Ira, presidente di Leolandia, il parco lombardo. “Pur nel rispetto e nella massima comprensione della gravità del contesto che ha condotto le Istituzioni a prendere una decisione così drastica – ha detto Ira – il trattamento riservato alle aziende del comparto ancora una volta è ricco di contraddizioni: la visita dei parchi divertimento si svolge sempre all’aria aperta ed è illogico vietarla, quando si permette di svolgere sport all’aperto, nei parchi e nei giardini pubblici. Nel provvedimento, inoltre, non si fa riferimento alle aree gioco pubbliche per bambini che spesso, per mancanza di controllo e scarso senso civico, non offrono la stessa garanzia di sicurezza dei parchi divertimento. Nel caso di parchi tematici, come Leolandia, il danno economico è enorme: il provvedimento arriva nel pieno della stagione di Halloween, dopo che abbiamo sostenuto investimenti ingenti per la tematizzazione dei parchi e l’acquisto delle derrate alimentari. E’ altrettanto incomprensibile la decisione di penalizzare zoo e acquari, lasciando aperti i musei: la chiusura di una realtà come l’Acquario di Genova, ad esempio, primo al mondo ad essere certificato come struttura turistico culturale, rappresenta un colpo gravissimo per l’economia di Genova e di tutta la regione Liguria, senza considerare gli ingenti costi fissi per l’azienda legati al mantenimento degli animali”.
“Consideriamo immotivata la chiusura e, soprattutto, non tollereremo ulteriori silenzi – gli fa eco Maurizio Crisanti, segretario nazionale dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani – in gioco ci sono i destini di centinaia di imprenditori e migliaia di lavoratori. Abbiamo già scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e ai Ministri Stefano Patuanelli e Dario Franceschini. Il Governo dovrà affrontare finalmente i danni subiti dal settore nel 2020, come del resto ha fatto nei confronti di altri comparti come quello dello spettacolo, a cominciare da cinema e teatri. Ad oggi il MIBACT ha completamente ignorato le difficoltà del settore, che ha perso nell’estate 2020 oltre il 72 per cento di visitatori rispetto al 2019, con un mancato incasso di circa 250 milioni di euro. I parchi divertimento sono stati esclusi da tutti i provvedimenti a favore di imprese e lavoratori del turismo”.
Il comparto raggruppa oltre 230 realtà in Italia tra parchi a tema (come Leolandia e Mirabilandia), parchi faunistici (come l’Acquario di Genova e Zoom Torino), parchi acquatici (come Aquafan Riccione e Caribe Bay) e parchi avventura per un totale di 25.000 posti di lavoro (10.000 fissi e 15.000 stagionali) e ricavi totali per 450 milioni di euro nel 2019, cifre che salgono rispettivamente a 60.000 occupati e 2 miliardi di euro di ricavi considerando l’indotto composto da hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e simili. Nel 2019 i parchi della Penisola hanno totalizzato oltre 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia, a cui si sommano 1,5 milioni di stranieri, per un totale di 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, segno che il comparto sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nella composizione dell’offerta turistica del nostro Paese.

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