Paolo Villaggio, il ritratto di un sestese che l'ha conosciuto

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Paolo Villaggio, il ritratto di un sestese che l’ha conosciuto. Riceviamo e pubblichiamo la lettera del Cavalier Giovanni Giudice, un cittadino sestese che, in gioventù, ha avuto il privilegio di conoscere Paolo Villaggio, il celebre interprete di Fantozzi, scomparso solo pochi giorni fa. Dalla lettera emerge un ritratto di Villaggio inedito e autentico, un interessante punto di vista sulla figura dell’attore quando ancora non era celebre.

“In questo triste momento, caro Paolo non posso esimermi dal rivolgerti l’ultimo saluto e un affettuoso ricordo di quando eri in vita.
Sembra ieri quando giovane universitario ti ho incontrato per la prima volta a Genova nei sottofondi del Ponte Monumentale sopra via XX Settembre. In quei locali venivano eseguite le prove per preparare lo spettacolo universitario di varietà che ogni anno veniva organizzato dalla Baistrocchi di Genova. Una sera io e un gruppo di colleghi del secondo anno siamo venuti a fare un’audizione nella speranza di essere scelti come promettenti attori dello spettacolo. Il tuo rude carisma mi era rimasto impresso, dopo aver visto le nostre prestazioni con la battutaccia “ siete proprio degli imbranati” ha fatto crollare sul nascere le nostre aspirazioni artistiche.
Da allora erano trascorsi più di cinque anni, io ero stato assunto come vice capo progetto alla Cosider che allora realizzava, su mandato dell’Italsider, gli impianti siderurgici presso lo stabilimento di Taranto. Ricordo bene, ad un tratto squillò il mio telefono e dall’altro capo del filo ho sentito: “Dr. Giudice sono Paolo Villaggio quando vuole passi dal mio ufficio che le liquido alcune note spese”. Andai subito, ero curioso di sapere se era proprio lui, quello che aveva stroncato fortunatamente la mia carriera artistica. Così quando sono entrato nel suo ufficio mi son trovato faccia a faccia con Paolo Villaggio in carne ed ossa. Lui era un dipendente dalla Direzione amministrativa della Società.
Che bei ricordi, era uno spasso averlo come collega, con quel viso d’angelo malizioso ne aveva sempre una pronta di battute. E’ stato proprio in quell’ambiente che fabbricò tutti i suoi personaggi, “il rag Fantozzi, i Fracchia e tutti gli altri”. Paolo con la sua arguta intelligenza, da quelle persone che incontrava quotidianamente, riusciva a coglierne i vizi, i difetti, le abitudini e come in una fabbrica costruiva i suoi magici personaggi che fecero la sua fortuna. Un giorno nell’ora del caffè mi disse: “Caro Giudice per un po’ non ci vedremo, vado a fare un corso, mi farò sentire al mio ritorno”. Passò del tempo e lo rividi una sera in TV che scendeva la scaletta tra gli spettatori come un forsennato e quello fu l’inizio della sua straordinaria carriera e di una nuova comicità alla Villaggio.
Addio caro Paolo, non sarà facile dimenticarti, non mi aspettavo che la tua ultima battuta mi desse tanta tristezza, addio Paolo, ci mancherai.”

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