Orrore a Melzo, uccide e fa a pezzi la madre e la custodisce per 6 settimane

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Dopo sei settimane di bugie Rosa Fabbiano, 58 anni, una delle tre figlie di Lucia Cipriano, 84 anni, trovata fatta a pezzi nella sua casa di Melzo, nell’hinterland milanese nei giorni scorsi, ha ceduto. La donna ha infatti confessato ai carabinieri di Milano che la braccavano di aver soffocato la madre affetta da demenza senile, lasciandola morire nella vasca da bagno e di averne poi fatto a pezzi il cadavere con una sega, coprendola con un cellophane. Un fatto accaduto tra marzo e aprile. la donna poi avrebbe continuato la sua vita di operaia in un maglificio di mediglia, dove abita con il marito invalido, raccontando bugie alle sorelle e a chi chiedeva della mamma. Oraè indagata per omicidio, vilipendio e occultamento di cadavere. Rosa era l’unica delle tre figlie dell’anziana ad avere le chiavi di casa dell’appartamento della madre, mentre le altre sorelle – che abitano a Trento ed a Melzo – non erano in rapporti stretti con la sorella maggiore, e non sentivano la madre da tempo.
“Per contrastare il cattivo odore che proveniva dal bagno della casa, la donna teneva tutte le finestre aperte e aveva distribuito in bagno e nelle altre stanze diversi profumatori d’ambiente – si legge nella ricostruzione degli inquirenti – Il forte odore che proveniva dall’appartamento, però, non era passato inosservato ai vicini. Così come aveva destato sospetti la colonna di fumo che si era alzata dalle finestre della casa a metà aprile: in casa sono stati trovati alcuni abiti della pensionata parzialmente bruciati». Il corpo di Lucia è stato trovato proprio dalla figlia Loredana arrivata da Trento e insospettita dall’impossibilità di mettersi in contatto con la mamma. Davanti a lei Rosa è crollata: “Ho fatto un disastro, portami dai carabinieri”, avrebbe ammesso. Nel tragitto in auto verso la caserma di Melzo, però, la 58enne ha cercato di fuggire. E dopo un breve scambio con i carabinieri, si è chiusa nel silenzio, e si è avvalsa della facoltà di non rispondere anche davanti al pubblico ministero, Elisa Calandrucci, che l’ha interrogata assieme alle altre sorelle.Poi, la ricostruzione del colloquio con i militari. La donna si trova ora nel carcere di San Vittore.

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