Negato il Palasesto agli islamici, per la sinistra niente libertà di culto

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Il divieto dell’uso del Palasesto alla comunità islamica per la preghiera in occasione celebrazione della Festa del Sacrifico il prossimo 10 settembre sta scatenando polemiche in città. La decisione assunta dalla giunta di centrodestra guidata da Roberto Di Stefano a causa di gravi inadempienze economiche e burocratiche, ha provocato l’ira non solo della Chiesa e del decano don Leone Nuzzolese che ha bacchettato il sindaco, ma anche dai vertici del centrosinistra che lo considera una violazione alla libertà di culto. Il senatore Franco Mirabelli ha chiesto l’intervento della Prefettura e intanto l’opposizione in città è scatenata contro il primo cittadino. «La decisione della nuova Giunta non è soltanto una decisione sbagliata e discriminatoria nei confronti del libero esercizio di culto garantito dall’ordinamento della Repubblica Italiana – ha scritto Stefania Di Pietro del Pd sestese – non è soltanto un provvedimento contrario ai principi di ecumenismo e allo sforzo improntato al dialogo esercitati dalla stessa Chiesa Cattolica come ripetutamente ricordato dal Papa, e dal parroco di SanGiuseppe Don Leone Nuzzolese.Tale divieto, operato con motivazioni pretestuose e inconsistenti, risponde al tentativo di aprire una pericolosissima contrapposizione culturale e religiosa “muro contro muro”, dividendo in più comunità separate e fra loro ostili, entità che devono far parte di un’unica cittadinanza sestese, in un clima di tolleranza, integrazione e reciproco rispetto. Come tale questo gesto e altri consimili che vengono annunciati sono da considerare nell’insieme un vero e proprio attentato a quella sicurezza dei cittadini di cui strumentalmente è stata fatta bandiera dalla destra prima in campagna elettorale, poi nelle prime esternazioni della nuova amministrazione».
Si fa poi appello all’amministrazione perché revochi il divieto e garantisca il pacifico svolgimento della preghiera al Palasesto, in collaborazione con le forze dell’ordine e la stessa comunità islamica.
«Non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare – interviene iForza Italia a Sesto – non viene negato il diritto di culto a nessuno ma, a differenza del passato, è stato deciso, come sarebbe dovuto accadere anche in precedenza, di agire nella legalità. Pensando alla ‘Festa del sacrificio’, la comunità islamica ha chiesto di ottenere l’utilizzo del Palasesto, una struttura molto grande, non rispettando i tempi previsti dalla legge. E siccome in Italia, checché ne dica il Pd, la legge è uguale per tutti, è stato deciso di non applicare deroghe. Soprattutto nei confronti di chi, e anche questo il Pd sembra ignorarlo, ha dei debiti economici nei confronti dell’Amministrazione Comunale (per una cifra consistente di 320mila euro) e fa orecchie da mercante alle richieste di chiarimento che vengono rivolte dal Comune di Sesto, come i bilanci relativi alla nuova moschea visti i forti dubbi su finanziamenti dal Qatar come emerso nelle settimane precedenti. Ad oggi non sono stati ricevuti chiarimenti in merito. Inoltre per la comunità locale sarà sempre aperto il dialogo e le feste sono sicuramente garantite ma Sesto non può diventare, come previsto con la grande moschea, il centro per tutta la comunità islamica del Nord Italia. Fa bene, quindi, il Comune a far rispettare le leggi e le norme e a chiedere, prima di pretendere concessioni in deroga, i pagamenti e chiarimenti dovuti». Infine duro l’intervento di Articolo Uno, altro movimento di opposizione in città: «Il Sindaco di Sesto è un bugiardo ed è un pericoloso elemento divisivo – dicono – per negare la celebrazione di una ricorrenza religiosa si inventa regolamenti che non esistono e non si vergogna di dichiarare falsità; è un pericoloso elemento divisivo perché anziché farsi strumento di ascolto e motore di mediazione lavora per dividere la comunità che dovrebbe governare. Sesto San Giovanni ha pagato un prezzo altissimo per costruire la pace e la tolleranza, la capacità di crescere e vivere insieme e non può oggi essere rigettata indietro, immersa in un clima di diffidenza e paura.
Assistiamo oggi al prevalere nella coalizione che ha vinto le elezioni dell’ala più becera e reazionaria nel silenzio vergognoso del cosiddetto civismo moderato che tanto ruolo ha avuto nel successo nelle urne e viene da chiedersi dove sia il “capitano” di quel presunto civismo, quel Caponi che si autoproclamava paladino di un civismo moderato e dialogante, viene da chiedersi dove sia la religiosissima assessora Tittaferrante che in campagna elettorale partecipava alle iniziative della comunità islamica e oggi con il suo silenzio si fa parte attiva della “guerra di religione” dichiarata dal sindaco».

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