MultiMedica, il futuro della cura del piede diabetico passa da qui

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SESTO SAN GIOVANNI – Da alcuni anni sono disponibili sul mercato i sostituti dermici, ovvero prodotti “costruiti” in laboratorio (in alcuni casi chiamati anche “cute bioingegnerizzata”) in grado di sostituire temporaneamente le perdite di sostanze dovute a traumi, o a ulcere come nel caso del piede diabetico. E’ assodato che i problemi principali di oggi per chi è affetto dal diabete, non sono quelli legati alla sopravvivenza, bensì le complicanze croniche, come quelle legate ai disturbi visivi, cardiaci, renali e, infine, al “piede diabetico”: sono proprio queste la causa maggiore dei ricoveri ospedalieri dei pazienti diabetici.

È noto che il 15% i pazienti diabetici andranno incontro a ulcere del piede tali da richiedere cure specialistiche e queste sono complicanze che purtroppo portano con loro un elevato rischio di aggravamento fino all’amputazione dell’arto stesso; aggravamento che molte volte è dovuto anche a un ritardo nel trattamento. Eppure il piede diabetico si può prevenire e, quando insorge, può essere adeguatamente curato scongiurando il rischio amputazione grazie anche a nuove tecniche, materiali e procedure che consentono di intervenire in tempo per salvare l’arto.

Grazie ad un raro approccio multidisciplinare – che vede collaborare come un’unica équipe l’Unità Operativa di Diabetologia e Piede Diabetico, l’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare e di Emodinamica – il team del Dr. Giacomo Clerici nell’ambito dell’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) MultiMedica a Sesto San Giovanni, è in grado di fare ricerca e applicare le più innovative tecniche di cura per i suoi pazienti.

“Prima dell’utilizzo dei sostituti dermici – spiega il Dr. Clerici, Direttore del Centro per il Piede Diabetico – le perdite di sostanza secondarie a un’infezione profonda potevano richiedere un intervento più demolitivo, o un intervento di chirurgia plastica ricostruttiva che, per la complessità e la durata dell’intervento era possibile solo per quei pazienti in buone condizioni generali, che purtroppo, rappresentano una piccola porzione di pazienti affetti da piede diabetico, notoriamente complessi e delicati per la presenza di altre complicanze. L’utilizzo del collagene bovino, uno tra i sostituiti dermici di origine animale, e la possibilità di innestarlo direttamente su tessuto osseo e/o tendineo esposto e sano (cioè non compromesso da infezione) – conclude Clerici – si è dimostrato utile, sia nel portare a guarigione estese perdite di sostanza, sia nel mantenere una lunghezza maggiore del piede quando questo è a rischio di amputazione più prossimale, mantenendo in tal modo una migliore capacità di cammino in molti pazienti”.

Recentemente la rivista internazionale “International Wound Journal”, dedicata alle lesioni ulcerative, ha pubblicato l’esperienza del Centro per il Piede Diabetico di MultiMedica, dove si analizzavano i risultati dell’utilizzo dei sostituti dermici in 30 pazienti, che a seguito di interventi di rimozione dei tessuti infetti erano a rischio di amputazione. Dopo 21 giorni dall’innesto di collagene tutti i pazienti sono stati sottoposti ad intervento conclusivo di chiusura dell’ulcera con innesto dermo-epidermico, cioè con pelle prelevata dal paziente stesso. Sono guariti tutti senza dover ricorrere ad amputazione dell’arto.

Si può quindi affermare che, accanto ai trattamenti fondamentali per la cura del piede diabetico, cioè allo scarico delle lesioni, alla rivascolarizzazione quando è presente un’ischemia del piede e al trattamento aggressivo delle infezioni (con la chirurgia e gli antibiotici) l’utilizzo dei sostituti dermici rappresenta un’arma in più per tutte quelle situazioni nelle quali la perdita di sostanza è a tal punto severa da mettere a repentaglio l’arto o quando la lesione non presenta tendenza alla guarigione.

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