Monza, via libera ai rifiuti pericolosi nella discarica?

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di Laura Marinaro

MONZA – L’impianto tanto discusso di viale delle Industrie potrebbe anche trattare rifiuti pericolosi. La scoperta arriva dalle visure della società Cem, Centro Ecologico Monza s.r.l. che ha attivato la discarica lo scorso 24 ottobre sul terreno da oltre 12 mila metri quadrati al confine tra Monza e San Damiano di Brugherio che – grazie ad una variante proposta dall’ex assessore all’ambiente di Monza Giovanni Antonicelli – da agricolo era diventato produttivo. I residenti di San Damiano che hanno presentato recentemente un nuovo esposto alla Procura, all’Arpa e all’Asl allegando rilevazioni fonometriche delle attività dell’impianto di stoccaggio secondo loro irregolari, dono dunque più agguerriti che mai.

«Il fatto che scopriamo che si possono stoccare anche rifiuti pericolosi non ci fa stare tranquilli hanno confermato – in più abbiamo cercato di capire dai tecnici dell’Arpa che sono stati a fare un’ispezione nell’impianto, cosa accadrà ma non ci possono dire nulla perché l’indagine della procura è ancora aperta». Nello stesso tempo anche il Comune di Brugherio si è mosso, in particolare l’assessore Marco Magni che da sempre è al fianco dei cittadini insieme al sindaco Marco Troiano in questa battaglia contro l’impianto. «Stiamo dialogando con l’amministrazione di Monza per vederci chiaro in tutta questa faccenda – haassicurato l’assessore – anche perché alcuni documenti che avevamo chiesto non ci sono mai stati consegnati».

A dire il vero l’impianto all’indomani dell’arresto dell’assessore Antonicelli coinvolto in un’indagine che lo legherebbe a personaggi poco chiari della Camorra attualmente a processo a Monza, era stato sequestrato. Ma poco più di una settimana fa il Tribunale del Riesame ne ha disposto la riapertura in quanto il vincolo di sequestro probatorio sarebbe caduto ed essendo ormai provata l’illegittimità dell’atto con il quale quel terreno era divenuto da agricolo a produttivo per essere concesso alla ditta Crimo s.r.l. Che si occupa secondo il proprio statuto societario di recupero materiali ferrosi, rottamazione e vendita di questi materiali e che a Monza avrebbe appunto realizzato un impianto di stoccaggio di rifiuti provenienti dalla rottamazione. Nella visura della società Cem, che oggi gestisce l’impianto e di cui la Crimo detiene comunque il 51% delle quote, l’oggetto sociale è chiaro al punto b: «l’attività in Italia ed all’estero per il recupero, lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti speciali pericolosi, non pericolosi e urbani». E ancora nella descrizione delle attività da svolgere nella sede operativa di viale delle Industrie 25 è chiaramente scritto che l’attività prevalente è quella di stoccaggio e recupero di rifiuti non pericolosi, ma l’attività secondaria è anche quella di smaltire rifiuti pericolosi e di consulenza ambientale.

«Lo abbiamo sempre temuto, speriamo non lo facciano, anche se quello che fanno oggi è già abbastanza dannoso perché le attività sono tutte a cielo aperto e le polveri non sappiamo ancora se ci danneggiano o no, per non parlare del rumore», hanno concluso i residenti del Comitato Sant’Albino e San Damiano. Da parte loro i titolari della ditta, con i quali attendiamo un incontro, hanno fatto sapere che nelle loro attività non c’è nulla di pericoloso e che è tutto regolare.

 

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