Monza, mascherine prima ai più deboli

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«Abbiamo ricevuto da Regione Lombardia 33.900 mascherine da distribuire gratuitamente ai monzesi. Sì, lo so, non bastano per tutti ed è per questo che abbiamo privilegiato per questa prima tranche le categorie più fragili». Così il sindaco Dario Allevi ha spiegato quale è il piano di distribuzione dei dispositivi di sicurezza anti contagio in città. Sono 250 mila le mascherine che Regione Lombardia ha destinato ai 55 Comuni della Brianza. Delle 33 mila e oltre a MOnza seimila saranno distribuite dai Servizi Sociali alle famiglie che otterranno il «Buono spesa», offrendo in questo modo un «kit» formato da un contributo economico e un presidio di protezione. A ognuna di loro saranno consegnate in media due mascherine. Si stima che le famiglie che potranno avere i «Buoni spesa» saranno circa 2.700/2.800. Due mila saranno consegnate alle RSA e ai medici di medicina generale e, infine, 900 saranno destinate alle famiglie indigenti (circa 400) a cui i Servizi Sociali, attraverso i volontari dell’associazione «Pane e Rose», consegnano la spesa gratuita grazie alle donazioni delle diverse catene della grande distribuzione. Saranno, invece, 25 mila le mascherine destinate alla cittadinanza. Da venerdì 10 aprile i monzesi potranno ritirarle (una a testa) presso quei negozi di vicinato e quelle medie e grandi strutture di vendita che avranno aderito alla rete dei «Buoni spesa». L’elenco completo di questi esercizi commerciali sarà disponibile sul sito del Comune di Monza da giovedì pomeriggio.«Siamo partiti pensando alle persone più in difficoltà, sottolinea il Sindaco Dario Alleviper poi passare a soddisfare un reale bisogno che ci arrivava da diversi operatori socio-sanitari del territorio. Infine per le restanti 25 mila mascherine, non potendole distribuire porta a porta per tanti motivi, abbiamo pensato di appoggiarci a quella rete di esercizi commerciali che si sta creando in queste ore per l’utilizzo dei “Buoni pasto”. Le mascherine sono il nostro primo scudo in grado di proteggerci dal coronavirus, ma non sostituiscono la misura più importante che rimane quella, se possibile, di restare a casa».

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