Monza, le pallottole per il Re fanno centro a teatro

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Un teatro gremito e tanti volti noti in città sia sul palco che in platea per la rappresentazione del processo all’anarchico Gaetano Bresci che nel 1900 proprio a Monza uccise il Re Umberto I. La piece “Tre pallottole per il Re” ideata da Bruno Santamaria, noto amministrativista monzese e presidente di centro Studi Liberi nell’Agorà e Antonetta Carrabs, vulcanica personalità del mondo culturale cittadino, è stata davvero un successo mercoled’ 19 giugno al Binario 7. Un atto unico tratto dagli atti del processo a Bresci, con la consulenza storica di Ettore Radice, e in un certo modo attualizzato dalla regista milanese Luisa Gay. Sul palco un bravissimo Daniel Friggi nei panni di Gaetano Bresci e tutto sommato non molto protagonista in questa messa in scena. Più al centro della scena sono stati quelli che attori non sono di professione ma che lo sono stati a pieno titolo per una sera: lo stesso Bruno Santamaria nei panni di un bravissimo avvocato difensore di Bresci e Avio Giacobelli, nei panni del procuratore. Sullo sfondo il Re Umberto e la moglie Margherita interpretata da Delia Rimoldi nonché la moglie di Bresci, interpretata da Martina Viotti, che ha recitato in inglese. Carlo Cappuccio, avvocato monzese ex presidente dello Sporting Club, ha recitato nei panni del Luogotenente del Re e del Giudice a latere nel processo, come Marco Pirola, nei panni di un monzese e di Francesco Crispi in persona. Carina l’idea di recitare in costume dell’epoca e di inframmezzare pezzi di modernità come un tg serale con tanto di conduttore (Antonetta Carrabs) e inviato (Raffaella Pirotta), e addirittura una puntata di Porta a Porta prima della sentenza con una brava Tiziana achilli-alias Bruno Vespa che invita a commentare Cesare Lombroso, criminologo di turno ante litteram, lo stesso Francesco Crispi e Filippo Turati per l’opposizione, interpretato dal bravo attore Claudio Gay. Divertente il siparietto in aula tra l’accusa e la difesa con tanto di presidente del Tribunale, volutamente interpretato da una donna (l’avvocato patrizia Lissoni) che rimbrotta i due contendenti. Il processo è stato il cuore del racconto di un un uomo che decise volutamente di uccidere il Re in quanto simbolo del potere costituito, non in quanto uomo e che alla fine si uccise o fu ucciso in carcere….ancora non si sa. E probabilmente il giallo rimarrà per sempre. L’evento è stato il primo di una serie che prelude al 120esimo anniversario del regicidio che segnò la storia del nostro paese e che in Monza avrà un seguito con altre iniziative organizzate da Monza Regale, il sodalizio nato proprio per questo.

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