Monza chiama Matera anche in carcere

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Chiunque veda Matera non può non restarne colpito tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza». Carlo Levi, nel suo «Cristo si è fermato a Eboli» la descrive così. Un piccolo gioiello scavato nel tufo. Un progetto della Casa circondariale Sanquirico unisce Monza alla Capitale europea della cultura 2019, fin dal titolo: «Sanquirico – Matera». Su indicazione del Ministero della Giustizia – Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e in collaborazione con l’associazione «Zeroconfini Onlus», la redazione di «Oltre i confini – Beyond Borders», il giornale della Casa circondariale monzese, ha pensato a quattro giorni di eventi per raccontare Matera: fotografie, note e parole dal 20 al 23 maggio.
Secondo il Sindaco «Sanquirico – Matera» è, prima di tutto, un «ponte» tra il carcere e la realtà che c’è «fuori». La sfida che i detenuti ci lanciano con questo progetto è chiara: dobbiamo superare barriere e pregiudizi. La cultura è lo strumento per farlo. E il sindaco indica la parola chiave: fiducia. Da qui, secondo il Primo Cittadino, bisogna partire per promuovere, nei fatti, il reinserimento sociale dei detenuti e per far parlare i due «mondi».
«La realizzazione dell’iniziativa, voluta dall’Amministrazione Penitenziaria – spiga il Direttore della Casa Circondariale Maria Pitanielloè l’evidente frutto di consolidata integrazione e di forte collaborazione tra la Casa Circondariale di Monza e il territorio cui l’Istituto appartiene. Con questo progetto si è voluto raccogliere la sfida lanciata dalla città di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, che – grazie all’impegno dei giovani lucani – ha recuperato la bellezza, la poesia e la vitalità dei suoi luoghi. Abbiamo voluto condividere questa stessa sfida, perché comuni gli obiettivi di crescita culturale e di riscatto».
«Voltaire diceva che il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri. In queste città nelle città – spiega Antonetta Carrabsla parola, la poesia, la narrazione e il loro esercizio possono avere valore autoeducativo e terapeutico e consentire una sorta di emancipazione anche in una situazione difficile come questa. Da qui è nata l’idea, sostenuta dal direttore Maria Pitaniello, di dare vita a un giornale: “Oltre i confini– Beyond Borders”, questo il nome della testata che una redazione formata da cinque detenuti pubblica, ogni due mesi e che rappresenta il collegamento tra la società reclusa a quella libera».
Il «viaggio» nella città dei sassi comincia lunedì 20 maggio alle ore 10.30 con «Matera, la Gerusalemme del Sud», un racconto per immagini di «Pixcube», network di workshops e reportage fotografici, a cura di Francesca Ripamonti. Nata a Lecco nel 1972, diplomata all’Accademia di Belle Arti Brera Milano, Francesca Ripamonti è stata assistente di Maurizio Galimberti e ha lavorato alla Fondazione Industria con Fabrizio Ferri. Ha esposto a Siena, a Castel Sant’Angelo e al «Mac» («Museo Arte Contemporanea») di Lissone. Ogni fotografia è accompagnata da un testo della redazione di «Oltre i confini – Beyond Borders». La colonna sonora della mostra è affidata alle note jazz del duo Giovanni Hoffer e Davide Brillante. Già membro stabile dell’orchestra del Teatro alla Scala, Giovanni Hoffer è considerato un pioniere ed un punto di riferimento per il corno francese. Protagonista di importanti festival come «Umbria Jazz» e «Roma Jazz Festival», ha collaborato con alcuni «big» della musica internazionale: da Vasco Rossi a Quincy Jones passando per Paolo Fresu. Davide Brillante, chitarrista e compositore, ha lavorato a New York, Londra e Dublino con artisti jazz del calibro di Joe Cohn, Quincy Davis, Kengo Nakamura, Gordon Lane e Ali Jackson.

Secondo appuntamento martedì 21 maggio alle ore 10 con l’incontro con lo scrittore lucano Giuseppe Lupo. Docente di letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia, ha esordito nella narrativa con il romanzo «L’americano di Celenne» con cui nel 2001 ha vinto il Premio «Giuseppe Berto» e il Premio «Mondello». Con gli studenti della scuola del «CPIA» («Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti») di Monza e con i detenuti, «guidati» dalla moderatrice Elena Rausa, parlerà di Matera attraverso le pagine dei sui libri, «L’ultima sposa di Palmira» (Premio «Selezione Campiello» nel 2011) e la raccolta di scritti «Atlante immaginario». L’incontro è promosso in collaborazione con l’associazione «La biblioteca è una bella storia» che gestisce la biblioteca del carcere. Al termine saranno presentati i lavori dedicati a Matera svolti dai detenuti durante il corso di arteterapia.

Mercoledì 22 maggio alle ore 10.30 andranno in scena le «Musiche da Oscar», le più belle colonne sonore dei film. Sul «palco» il soprano Elena D’Angelo, il pianista Andrea Albertini e il baritono Matteo Mazzoli.

Si chiude giovedì 23 maggio con la magia della pizzica, la musica tradizionale salentina: «Suoni di festa dal Sud». Il gruppo pugliese «Ascanti» metterà in scena canti e danze della tradizione popolare, pizziche del basso e dell’alto Salento, stornelli, serenate e canti narrativi, fusi con altri linguaggi musicali. Uno spettacolo interattivo che farà ballare tutti a ritmo di pizzica.

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