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Monza, cella di sicurezza hi tech alla Polizia locale

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Sicurezza e tecnologia insieme per Monza. Da qualche settimana il Comando di via Marsala è dotato di un gabinetto di fotosegnalamento per sottoporre le persone da identificare a rilievi dei dati descrittivi, fotografici e dattiloscopici in modo da ottenere un’identificazione certa. I dati raccolti sono poi consegnati, in via telematica, agli uffici preposti della Questura per l’inserimento delle impronte nel database del sistema «A.F.I.S.» (Automated Fingerpint Identification System», in italiano «Sistema Automatizzato di identificazione delle Impronte»). L’investimento complessivo è stato di 47 mila euro (comprensivo di quattro anni si assistenza e manutenzione). L’«A.F.I.S.» è un sistema hardware e software che nasce dalla necessità di ridurre i tempi di acquisizione e catalogazione dei cartellini dattiloscopici e dalla necessità di effettuare una ricerca rapida ed efficace delle impronte sconosciute in una banca dati unica, informatizzata e consultabile da Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e, tramite Interpol, dalle Polizie straniere. Le impronte digitali e i frammenti papillari sono codificati attraverso un database, gestito dal sistema, esteso a livello europeo: si tratta dell’archivio più consistente di dati personali in uso alla polizia in materia criminale. È una tecnologia fondamentale per la nostra attività, ha spiegato l’Assessore alla Sicurezza. Uno strumento molto utile soprattutto per contrastare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, perché i clandestini privi di documenti nascondono la loro identità dietro molteplici «alias», rendendo così complicata l’attività d’identificazione con la conseguente difficoltà ad attribuire le responsabilità in tema di commissione di reato. Si pensi, ad esempio, all’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, che impegna quotidianamente, in particolare da quando è stato costituito il «N.O.C.» («Nucleo Operativo Cinofilo»), la Polizia Locale di Monza.  Il Comando di via Marsala si è, inoltre, dotato di una cella di sicurezza per i soggetti arrestati. Una novità importante: finora, infatti, in assenza di un luogo idoneo, le persone in stato di arresto dovevano essere sorvegliate a vista dagli agenti, anche durante la notte, in attesa del processo per direttissima oppure trasferiti presso celle di sicurezza messe a disposizione da altre Forze di Polizia, con evidente dispendio di risorse umane ed economiche. La cella, delle dimensioni di circa 16 mq, dispone di un impianto di videosorveglianza gestito dalla Centrale Operativa ed esteso anche a tutta l’area interessata alle operazioni di identificazione dei soggetti fermati e foto segnalati. Il costo per la realizzazione della cella di sicurezza è stato di 32 mila euro.

 

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