Monza, aperitivo poetico dialettale

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La poesia per vincere la paura in un grande atto d’amore per il proprio territorio. Il dramma della pandemia e le importanti misure di isolamento e quarantena imposte dal Governo sono state l’occasione per contribuire alla valoriz-zazione del patrimonio della lingua dialettale, con la sua musicalità così diversa da regione a regione, da città a città. La Casa della Poesia di Monza iorganizza, Venerdì 11 settembre dalle 18.30 alle 20,00, presso IButticè, nuovo locale dei fratelli Butticè in Via Vittorio Emanuele 36 a Monza, un reading di poesie dialettali di Monza e della Brianza per promuovere la valorizzazione della cultura del territorio. Il progetto culturale voluto dai fratelli Butticè ha lo scopo di consolidare il forte legame che li lega da sempre al terri-torio. Nello specifico si realizzerà un aperitivo culturale che coinvolgerà alcuni dei poeti di Monza e della Brianza che hanno aderito all’iniziativa L’Italia dei poeti, una poesia per la mia città, promossa dalla CASA DELLA POESIA DI MONZA durante il periodo di pandemia. Introducono l’incontro Anto-netta Carrabs, presidente della Casa della Poesia di Monza e lo storico Ettore Radice, con la parteci-pazione di SILVIA MESSA, GIUSY ZARDONI, PAOLO CENCI, IRIDE ENZA FUNARI, DOMENICO DAMIANO, ENRICO SALA, PAOLO PEZZAGLIA, GIORGIO BERTUCCELLI, STEFANO MAURI, ANNA DEL VESCOVO. L’iniziativa L’Italia dei poeti, una poesia per la mia città ha visto l’adesione di molti poeti e amanti della poesia da tutte le città italiane, dal nord al sud, isole comprese. Ma i poeti dialettali di oggi, o i cosiddetti neodialettali, come qualcuno li chiama, chi sono? Lo spiega Antonetta Carrabs presidente della Casa della Poesia di Monza: «Penso che non esistano più periferie culturali che confinino il dire poetico dialettale a esclusivo patrimonio lo-cale. Il dialetto, ora più che mai, assume un valore culturale da salvaguardare perché rappresenta la lingua della realtà, capace di essere anche parola di poesia. Una scrittura diversa, portatrice di valori contadini, di quelle entità mal parlanti e non scriventi e dei loro conflitti tra alto e basso. La vera poesia dialettale custodisce la narrazione del limite e si lega alla storia con il suo significato estetico, intriso di armonie e di suoni, nella loro unicità. Il poeta dialettale può assumere un ruolo importante nella letteratura e nella vita delle comunità perché può essere in grado di operare quella ricomposi-zione sociale, appropriandosi della memoria storica del dolore e dando voce a chi ha sofferto la storia. Pensiamo per esempio al romanzo orale della poesia occidentale, il Roman de la rose, all’universo meraviglioso di quel giardino concluso dove avvenivano operazioni elette e bellissime mentre all’esterno viveva il regno di villania con i muli, i non parlanti, i contadini, i reietti. Il poeta dialettale ha un compito alto: può operare sulla ricomposizione sociale, nella riconciliazione con il mondo e favorire, così, quel dialogo tra l’alto e il basso. E’ anche questo l’impegno della poesia dialettale «non parlar la parola ma la cosa» (Pasolini): risvegliare nelle persone quell’azione morale, fisica, psicolo-gica, ideologica che possa contribuire a rendere migliore il vivere comune».

di ANTONETTA CARRABS

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