Monza, al Binario 7 una mostra sui favolosi anni sessanta

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Da Fontana a Baj, da Nigro a Munari e tanti altri. Al Binario 7 fino al 3 luglio si è aperta la favolosa mostra storica 1962-2022. A sessanta dai sessanta, un progetto BinarioArte che ha visto la partecipazione anche del Museo della Permanente di Milano e di alcuni archivi d’artista che hanno concesso in prestito opere delle loro collezioni. Si tratta di un racconto di dieci anni straordinari, che hanno visto Milano prendere il ruolo da protagonista della scena culturale internazionale. Già dal secondo dopoguerra la città è teatro di una serie impressionante di attività culturali e artistiche: aprono nuove gallerie, si inaugurano mostre, si formano gruppi e movimenti, vengono pubblicati manifesti artistici. Gli artisti reagiscono alle distruzioni belliche cercando strade sempre più sperimentali e linguaggi più idonei alla nuova condizione sociale e antropologica e tessendo una rete di relazioni e dialoghi capace di renderla una delle capitali indiscusse dell’arte europea. La scena artistica cittadina è caratterizzata, tra l’altro, da una notevole indipendenza di pensiero. I movimenti milanesi sono quasi sempre liberi da condizionamenti politici e ideologici.

Cuore pulsante della vita cittadina è il quartiere di Brera, con l’Accademia e, soprattutto, con i suoi bar e le sue trattorie. Brera non è ancora l’area mondana che conosciamo oggi, ma è un coacervo di viuzze abitate da un ceto medio basso di artigiani, sartine, professori, artisti, tra i tavoli dei suoi bar, la saggezza popolare si mescola con l’avanguardia culturale, in uno straordinario e fecondo abbraccio. Così, tra boom economico e crisi esistenziali, confronti con il consumismo imperante e tendenze spirituali, rumorose provocazioni e silenziose meditazioni, aperture internazionali e confronti tra movimenti diversi, Milano vive una delle stagioni più straordinarie della storia dell’arte del Novecento. I protagonisti di questo decennio, dopo un esordio spesso in linea con queste tendenze preesistenti, aspirano a una dimensione più mentale. Si cerca di eliminare l’istinto, e il gesto veemente, in favore di un approccio nuovo, più calibrato. Molti guardano ai tagli di Lucio Fontana, che trattano la tela non più come superficie ma come materia; altri restano fedeli alla pittura ma cercano di rinnovarne l’idea in una nuova direzione. Tutti partecipano allo straordinario clima di innovazione e rivoluzione che porterà a un cambiamento radicale del pensiero artistico. La mostra indaga questo irripetibile momento storico attraverso più di cinquanta opere firmate dai principali protagonisti del momento, raccontando i nuovi linguaggi artistici e le ricerche rivoluzionarie che in questo clima di grande fermento sono nate e cresciute. Il percorso di mostra è pensato per rendere comprensibili i vari linguaggi e movimenti anche a un pubblico di non addetti ai lavori. L’esposizione, infatti, ha anche una vocazione didattica e divulgativa ed è arricchita da spiegazioni e pannelli narrativi.

Il racconto comincia con il grande “padre” Lucio Fontana, riferimento imprescindibile per questa generazione e si dipana poi nei vari movimenti, gruppi e personalità che hanno caratterizzato l’arte a Milano e dintorni in quel decennio. Dai pittori del Realismo esistenziale all’esperienza di Azimuth, dal gruppo del Cenobio alle sperimentazioni del Gruppo T, fino alle soglie del nuovo decennio.

Una parentesi è dedicata alla realtà delle Botteghe di Sesto, dove avevano sede numerosi studi d’artista. In mostra sarà esposto uno straordinario (e fino a oggi mai presentato al pubblico) libro con opere autografe e originali realizzato per il custode dello stabile dagli artisti residenti nell’area delle Botteghe (da Castellani a Vermi, da Simeti a Scaccabarozzi).

 

 

 

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