Milioni di euro in opere d’arte recuperate nel 2019 dalle sentinelle dell’arte

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Recuperati e sequestrati 2354 beni, di cui 2058 di tipo antiquariale, archivistico e librario, 211 reperti archeologici e 65 opere d’arte contraffatte, per un valore economico stimato in oltre 2 milioni 130 mila euro per i beni autentici e di 4 milioni 394 mila euro per quelli contraffatti, qualora immessi sul mercato come autentici.Questi alcuni dati del bilancio delle attività dei carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Monza. le sentinelle dell’Arte nel 2019 sono state impegnate in un’attività di prevenzione anche con controlli a mercati e fiere antiquariali (+62,5%), nonché i controlli ad aree tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali (+8,7%) dell’intera regione. Oltre 1700 sono stati i beni controllati nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: si tratta, principalmente, di opere d’arte poste in vendita da privati attraverso case d’asta o siti internet e collezioni di reperti di interesse archeologico.  Sul piano repressivo 77 sono state le persone denunciate come responsabili di aver violato le norme del Codice Penale e quelle che tutelano il patrimonio culturale nazionale (furto, ricettazione di opere di provenienza illecita e contraffazione di dipinti di arte moderna e contemporanea). Nel decorso anno il numero di furti di beni culturali è complessivamente diminuito rispetto a quelli dell’anno precedente.  Tra gli eventi più significativi dello scorso anno, si segnalano: la restituzione agli Stati Uniti Messicani di 594 dipinti ex voto (XVIII-XX secolo d.C.), illecitamente sottratti ed esportati e di oltre cinquemila analoghi beni (XV-XX secolo d.C.) agli Enti ecclesiastici di appartenenza, depredati da luoghi di culto nazionali.Le riconsegne hanno rappresentato la degna conclusione di un’indagine scaturita da un controllo che i militari brianzoli avevano operato in occasione di una mostra realizzata a Milano, curata dalla “Fondazione PGR – Per Grazie Ricevute Onlus”, denominata “Dacci oggi il nostro pane quotidiano/tavolette votive dedicate al tema della Terra”; la restituzione alla Repubblica Popolare Cinese di 796 beni archeologici risalenti ad un arco di tempo compreso tra il Neolitico (3500 – 1700 secolo a.C.) fino alla Dinastia Ming (907– 1664 secolo d.C.) ed assimilabili a quelli ritrovati negli scavi archeologici eseguiti nella provincie di Gansu, Qinghai, Shaanxi e Sichula disarticolazione, unitamente alla Metropolitan Police di Londra e l’Ispettorato Generale della Polizia Romena, sotto il coordinamento di Europol ed Eurojust, di una organizzazione criminale responsabile del furto di libri antichi nel Regno Unito. Il risultato operativo conseguito è il frutto di un’indagine avviata, dal gennaio 2017, dalla polizia londinese e proseguita unitamente ai militari dello speciale Reparto brianzolo, in virtù della consolidata esperienza di settore che il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale riscuote anche all’estero, ed all’Ispettorato Generale della Polizia Romena, scaturita dal furto di 260 libri antichi, del valore commerciale di 2 milioni di sterline britanniche (oltre 2 milioni di euro), consumato nella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2017 a Feltham (Regno Unito). I beni, di proprietà di due collezionisti italiani e di uno tedesco, erano stati asportati con modalità singolari da un magazzino ove si trovavano in attesa di essere trasferiti a San Francisco (Stati Uniti) per la 50^ fiera internazionale dei libri antiquari. L’attività investigativa, coordinata per la parte italiana dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, portava all’arresto di 15 persone sul territorio britannico e romeno, nonché all’esecuzione di 45 perquisizioni ed il sequestro di materiale probatorio in Italia, Regno Unito e Romania;la restituzione al Polo Museale Regionale della Lombardia di una raccolta di 82 reperti archeologici (VI-III secolo a.C.), oggetto di ricerche non autorizzate. La restituzione è il frutto di un’indagine scaturita dalla consueta collaborazione con l’allora Soprintendenza Archeologia della Lombardia, finalizzata al contrasto del traffico illecito di reperti archeologici. I beni, sequestrati ad un cittadino italiano della provincia di Milano che aveva manifestato l’intenzione di commercializzarli, sono ora valorizzati attraverso l’esposizione al Museo Archeologico Nazionale di Vigevano.

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