Milano Moda, i modelli da star di Ferdinandi tornano a vivere

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Torna la Milano Fashion Week dedicata alla moda femminile e c’è voglia di riscoprire il tailleur, un capo che ha fatto la storia dello stile femminile. Pratico, comodo, funzionale, elegante e seducente, status symbol di una donna in carriera, della manager di potere, emblema dell’emancipazione femminile.  Un capo amato e costruito nella mente e nel cuore di Vincenzo Ferdinandi, tra i fondatori dell’alta moda in Italia al fianco di Christian Dior (con cui collaborò nel 1949), Emilio Schuberth, le Sorelle Fontana, Giovannelli-Sciarra e tanti altri. Da allora molto è cambiato, purtroppo Ferdinandi nel 1980 è scomparso e la sua casa di moda è stata chiusa, ma la sua anima e il suo insegnamento fatto di due parole come “fascino e libertà” sono nella mente del figlio Ferdinando che proprio da Milano ha deciso di ripartire. «Il mio sogno è quello di ricordare mio padre prima di tutto con un libro che sto scrivendo, ricco di fotografie d’epoca, e poi magari con una mostra o un importante evento. Ma sarebbe bello farlo rivivere di nuovo negli abiti – ha confessato Ferdinando Ferdinandi, oggi icona di stile e creatore del noto ristorante “Al Fresco” di via Savona –  tra i ricordi di papà ho trovato i modelli originali di alcuni tailleur e sto cercando di riproporli attualizzandoli; un’operazione molto complicata e lunga». Oggi è solo un sogno nel cassetto che pian piano si sta ricostruendo, ma non è escluso che a breve li vedremo sfilare sulle passerelle. Ma chi era Vincenzo Ferdinandi? Nato a New York da genitori italiani negli anni 20, nel dopoguerra torna in Italia e si afferma come stilista. Lavora a Parigi con dior e poi apre una casa di alta moda di Via Veneto proprio nel periodo della Roma della Dolce Vita. Diventa uno dei maestri della moda degli anni 50 e 60, colui che Vogue Usa defini una “star tailor” internazionale e che dopo la prima storica sfilata del 1952 a Palazzo Pitti, venne consacrato tra i grandi grazie alle cronache di una giovane Oriana Fallaci inviata dal settimanale Epoca.  Per primo fece sfilare una modella di colore con un tailleur bianco e fu apprezzato. Il Tailleur Ferdinandi, dal taglio lineare e innovativo, venne subito amato in Italia e all’estero e diventò protagonista sulle riviste di moda che dedicarono allo stilista la copertina, fra cui Marie Claire, Vogue, Harper’s Bazaar. Furono molte le attrici e le modelle del suo tempo che indossarono i suoi modelli: da Lucia Bosè a Joe Patterson, da Marta Marzotto, a Elsa Martinelli che fu proprio “scoperta” dal maestro Ferdinandi, da Virna Lisi, a Sylva Koscina, e altre ancora. Oggi Ferdinando Ferdinandi parla con grande passione e racconta con ammirazione la vita artistica del padre, con numerosi aneddoti che legano il suo nome a personaggi famosi della moda e dello spettacolo del suo tempo, e che verranno riportati nel libro che sta scrivendo. «Mio padre aveva una  incantata venerazione per la donna e credo sia esattamente ciò che alla fine mi abbia lasciato in eredità – racconta – Credo anche, suggerito sempre da lui, che fascino e femminilità, nascoste in ognuna, debbano essere ri-svelati. Oggi più che mai. Così come il baciamano, gesto ‘antico’ e di gran garbo che mi lega a lui ogni volta che avvicino le labbra alla mano di una signora». Tra gli aneddoti la seconda edizione di Palazzo Pitti, nella celebre Sala Bianca, quando Ferdinandi per primo decise di far sfilare una mannequin di colore, Dolores Francine Rhineey, appena giunta da New York, e il marchese Giorgini, patron dell’evento, voleva impedirglielo per timore dei molti buyer americani presenti (siamo nel 1954 e in America è ancora molto sentito il problema dell’integrazione razziale). “Si fa come dico io. O sfila Dolores o rimettiamo tutto nei bauli e si torna a Roma!” fu la risposta di Ferdinandi e la sfilata si tenne ed ebbe addirittura un grande successo, come riportato sempre da una giovane Oriana Fallaci, inviata per Epoca, che titolò il suo articolo con: “La trovata di Ferdinandi di far sfilate una indossatrice negra con i suoi tailleur bianchi, ha suscitato il più grande entusiasmo nel pubblico dei compratori”. «Papà mise a segno un altro ‘gran  colpo’ che purtroppo non ebbe la giusta e corretta risonanza – ha aggiunto Ferdinando – l’attrice hollywoodiana Jennifer Jones incontrata a Roma prima di girare ‘Indiscretion of an American wife’ (Stazione Termini in italiano, per la regia di Vittorio de Sica) disse che voleva un tailleur che la facesse sentire a proprio agio durante le riprese del film, ma ne aveva già uno di Dior. De Sica allora chiese a mio padre – definito a quei tempi il ‘Re del tailleur’- di confezionarne uno e, in ventiquattr’ore, bloccando le produzioni in corso, papà riuscì a consegnare il tailleur che la Jones indossa nel film, anche se nei titoli di coda e l’ Oscar per il Miglior Costume di quell’anno furono assegnati proprio a Dior al quale fu inizialmente commissionato; ma papà si accontentò della confidenza che, da vero gentiluomo, Christian gli fece e fu: ‘À bon retour Vincenzo…’ Altri tempi»

 

 

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