MB: salvata la Provincia,ora mancano i soldi

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BRIANZA Era il dicembre dello scorso anno, il premier Monti annunciava le dimissioni. Tra le tante conseguenze c’era anche quella che vedeva saltare il riordino delle Province. Per Monza e Brianza lo spauracchio di vedersi accorpare a Milano nell’area della città metropolitana finiva in soffitta. Il dibattito era alle battute finali al Senato, con il Pdl pronto a porre in aula la pregiudiziale di incostituzionalità. Ma il decreto non è mai stato convertito. A palazzo Grossi, sede del parlamentino brianzolo, la soddisfazione è castrata dai problemi di bilancio. Così il presidente, Dario Allevi: “Ci hanno detto che se il decreto non veniva convertito nelle scuole sarebbe stato il caos e sulle strade non saranno più assicurate le manutenzioni. E questo dopo che ci hanno messo nelle condizioni di tagliare tutto. Dal primo gennaio siamo obbligati a pagare i fornitori in 60 giorni, però nessun ente locale può spendere un euro per non sforare rispetto al patto di stabilità. In due anni non vedremo più 40 milioni: 32 se ne vanno per il debito con lo Stato di 16 milioni l’anno ereditato alla nostra nascita, e più di 10 sono legati ai tagli, 3,5 milioni quest’anno e il doppio per il 2013. Intanto le nostre entrate legate alla Rc auto diminuiscono a causa della crisi del mercato”. Un po’ di ossigeno nelle casse provinciali è arrivato dalla vendita delle azioni delle autostrade Serravalle. Ma non è abbastanza. Preoccupato come il suo presidente ma più ottimista è il leghista Fabio Meroni, l’assessore al Demanio, che si era incatenato davanti ai cancelli della Provincia per protestare contro il suo taglio. Per il lumbard “non ci sarebbe stato alcun risparmio con l’accorpamento della Brianza nell’area metropolitana e sarebbe stato impensabile attribuire le funzioni e i servizi della provincia ai Comuni o alla Regione. I primi sono troppo piccoli, la seconda troppo grande”.

Fin qui le voci del Palazzo, ma la gente si divide a metà tra chi esulta per il suo salvataggio e chi invece avrebbe preferito vedere smantellato l’ente. “Non ha senso – attacca Filippo Consalvi –. Monza fa parte di Milano, c’è una continuità territoriale che i confini della politica tende ad ignorare”. Dello stesso avviso Barbara Fasano: “Per rattoppare una strada come viale Fulvio Testi si devono muovere tre comuni, due province e la Regione. Non sarebbe stato più semplice affidare tutto ad un’unica realtà?”.  Di parere opposto Giustina Elli: “La nostra identità è salva, Milano ci ha sempre visto con sufficienza e non ci ha mai preso in considerazione.  Ben venga Monza e la Brianza per amministrare questo territorio da chi lo conosce veramente”. Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Domenico: “Abbiamo lottato anni per avere un’autonomia decisionale. Il mercato del lavoro, le possibilità sociali, anche la conformazione del territorio obbligano a pensare diversamente da Milano. Per ora siamo salvi, speriamo di non dover subire più attacchi del genere in futuro”.

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