Lissone, raddoppiati i divorzi low cost in Comune

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Numeri raddoppiati rispetto al 2015, con la possibilità per il cittadino di effettuare tutta la procedura in Municipio senza la necessità di nominare un avvocato ma pagando un semplice diritto comunale di 16 euro. Sono queste alcune delle motivazioni che hanno portato, anche a Lissone, ad un notevole incremento dei “divorzi brevi” direttamente in Comune, possibilità riconosciuta dallo Stato italiano a partire dall’11 dicembre 2014, con cui si consente di ratificare l’accordo raggiunto dai coniugi (nel caso di separazione) o dagli ex coniugi (nel caso di divorzio) davanti all’ufficiale di stato civile (ossia al sindaco o a un suo delegato). Nel 2016 i divorzi sanciti in Comune a Lissone sono stati infatti 54, a fronte dei 30 del 2015, l’anno in cui la possibilità è effettivamente entrata in vigore. Rimangono pressochè invariati invece i divorzi di coppie lissonesi regolati in tribunale oppure attraverso negoziazione assistita da avvocati (procedure obbligatorie nel caso ci siano figli minori oppure vi sia necessità di accordo patrimoniale): sono stati rispettivamente 21 e 5 nel 2015, 27e 3 nel 2016. In molti casi si tratta piuttosto di coppie che, separate di fatto e di diritto da vari anni, hanno deciso di completare la pratica formale anche grazie alla diminuzione di formalità e di costi dopo l’introduzione del divorzio davanti all’ufficiale civile. Per esempio, nel 2016 a Lissone è stato sancito un divorzio a distanza di ben 31 anni dalla separazione; in altri casi la separazione risaliva invece alla prima metà degli Anni Novanta.  Per ottenere la separazione o il divorzio in Comune occorre però possedere determinate condizioni, fra le quali l’accordo tra le parti su tutti gli aspetti dello scioglimento, inclusi quelli patrimoniali, e l’assenza di figli minori (o maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o economicamente non autosufficienti). Se in possesso di tali requisiti, la coppia potrà ottenere direttamente in municipio dapprima il provvedimento di separazione e quindi – dopo un periodo minimo di 30 giorni – il divorzio (ossia la cosiddetta “cessazione degli effetti civili o lo scioglimento del matrimonio”). In Comune si può concordare anche la modifica delle condizioni di separazione o divorzio precedentemente fissate dagli ex coniugi o dal giudice. A fronte di un numero sempre notevole di “single”, nel 2015 i matrimoni sono stati 132, in linea col numero medio registrato negli ultimi anni (eccezion fatta per il valore rilevato nel 2014 quando erano stati 228). Nel 21,2% delle coppie sposate nel 2015, almeno uno dei due partner è straniero. Netta prevalenza dei matrimoni celebrati con rito civile (solo il 2,7% di matrimoni civili nel 1971 contro il 56% nel 2015), mentre i matrimoni celebrati con rito religioso sono più che dimezzati rispetto al 2014 (58 contro 140). Il 62% delle unioni celebrate civilmente riguarda coppie italiane.

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