Lidia, uccisa a Pavia dall’uomo che voleva salvare

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Un altro omicidio di una donna da parte dell’uomo di cui si fidava, che voleva salvare da una vita scellerata. Si è consumato lo scorso 12 febbraio nell’appartamento di via De Pretis a Pavia il delitto di Lidia Peschechera, 49 anni, nota attivista animalista e per i diritti civili. La donna che aveva ospitato in casa il compagno ventinovenne da qualche mese, ultimamente era decisa a mandarlo via a causa dei continui e violenti litigi. Aveva chiamato i carabnieri ma non lo aveva denunciato. E così quel pomeriggio al termine di una violenta lite Alessio Nigro, 28 anni, tossicodipendente nullafacente, l’ha strangolata. L’uomo poi non sapendo dove andare l’ha vegliata per tre giorni, inviando sms dal suo cellulare al datore di lavoro e ad amici, nonché prosciugandole il conto. Il 15 febbraio si è dileguato. Quando il 17 i carabinieri hanno scoperto il delitto non è stato difficile seguire le sue tracce e arrestarlo. Era in un ostello di via Doria a Milano. Nigro ha ammesso di aver strangolato Lidia e di aver perso la testa. Adesso è in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato. Gli amici di Lidia e chi la conosceva e la stimava per il suo attivismo attendono a questo punto Giustizia. Un raptus non è necessariamente sintomo di una debolezza mentale. Che giustizia venga fatta per questa è la nona vittima di femminicidio in Italia nel 2021.

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