Lecco, con la fine del lockdown tornano i pirati della strada

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Con la riapertura dell’Italia dal lockdown sono purtroppo ricominciati gli incidenti stradali. E con essi le piaghe che si portano dietro. Prima fra tutte il tragico fenomeno dei pirati della strada, che già prima che l’emergenza coronavirus portasse alla chiusura del Paese, registrava un aumento del 20%. L’ultima vittima è una ragazza di appena 19 anni di Lecco, morta in un letto della Neurorianimazione dell’ospedale di Circolo di Varese. Si chiamava Chiara Papini ed è stata investita sulle strisce pedonali mentre cercava di attraversare la strada nei pressi di una rotatoria a Castello, l’altra sera, intorno alle 22,30. L’investitore, a bordo di una Renault Clio, le è piombato addosso a tutta velocità, trascinandola e scagliandola per diversi metri per poi fuggire senza prestare soccorso né allertare gli operatori del 112. Le condizioni della giovane sono apparse subito disperate e, portata con l’elisoccorso all’ospedale varesino, Chiara si è purtroppo spenta dopo una notte di agonia. Il pirata, Samuele M. è stato individuato subito: lo hanno rintracciato gli agenti della polizia fuori da un pub grazie al fatto che nell’impatto aveva perso la targa dell’auto. Ed è risultato positivo all’etilometro. Ma non è stato arrestato, è stato al momento solo denunciato a piede libero. Al quotidiano Il Giorno, il giovane ha detto di aver bevuto dopo l’incidente e di essere fuggito per farla finita. Il padre ha spiegato di aver allertato la questura subito dopo che il figlio gli aveva rivelato l’accaduto: «Non aveva bevuto, era uscito di casa perfettamente sobrio da una manciata di minuti e non è nemmeno fuggito, altrimenti sarebbe stato arrestato. Inizialmente ha accostato per sincerarsi che qualcuno avesse allertato i soccorritori, lo hanno confermato diversi testimoni. Inoltre sapeva di essere stato riconosciuto, come era consapevole di aver perso la targa da cui sarebbe stato comunque identificato… non è scappato per nascondersi, è stato assalito dal panico». Peraltro, ha detto, conosceva la vittima. Ma questo, a mio avviso, è ancora più grave. Scappare dopo aver provocato un incidente non è solo moralmente condannabile. Ma è peraltro controproducente, dato che nell’80% dei casi il pirata viene preso. Resto perplesso di fronte al mancato arresto e ad una mera denuncia a piede libero, così come riportato dalla stampa, perché la legge sull’omicidio stradale, che ho contribuito a far nascere con anni di battaglie, dovrebbe costituire una risposta finalmente forte a episodi come questi, in cui la dinamica è acclarata. Voglio ricordare che la pena minima, per la sola fuga e l’omissione di soccorso, è di cinque anni. Ora le indagini dovranno accertare se davvero Samuele abbia bevuto dopo l’incidente. Una cosa tutt’altro che facile, ma che sarebbe stata evidente soltanto se lui si fosse fermato a prestare soccorso, sottoponendosi a etilometro. Informazioni www.avisl.it

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