Monza, ombre sulla discarica

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Giovanni Antonicelli. C’è ancora lui, l’ex assessore all’Ambiente di Monza, al centro della vicenda che ha decapitato una cupola di potere targata Pdl e ha messo sotto sequestro l’impianto di rifiuti speciali di viale delle Industrie, a due passi dalla rotonda del cimitero, che ancora prima di andare a regime aveva scatenato la rabbia dei comitati cittadini.

La Procura di Monza ha posto i sigilli all’impianto perché vuole vederci chiaro e capire come sono arrivate le autorizzazioni in deroga al Pgt, su un terreno che aveva una destinazione agricola. Sono i passaggi attraverso i quali si è arrivati al via libera che la magistratura ha messo nel mirino. In barba alle regole, l’area era stata data in affitto alla Crimo srl, azienda che opera nel campo delle autodemolizioni e socia di maggioranza (51 per cento) di Cem (Centro Ecologico Monza), vera intestataria dell’impianto.

Un passo indietro: i 12.340 metri quadri su cui sorge la struttura di smaltimento rifiuti è di proprietà del Comune. Ma nel 2011, quando alla guida della città c’era la giunta di centrodestra guidata dal borgomastro Marco Mariani, Antonicelli, in qualità di assessore all’Ambiente, quindi ricoprendo un ruolo istituzionale per conto del Comune, prese parte alle conferenze dei servizi con la Provincia di Monza e Brianza, Asl e Arpa per il rilascio delle autorizzazioni. Riunioni che di solito vedono la presenza di soli tecnici e non quella degli assessori. E furono proprio quegli incontri a portare al rilascio delle carte bollate necessarie all’avvio dell’attività di demolizione e smaltimento rifiuti.

Con la nuova amministrazione di centrosinistra, la pratica era arrivata sulla scrivania dell’assessore all’Urbanistica Claudio Colombo, che nel giro di poche settimane aveva fatto le verifiche del caso ritenendo che l’impianto non aveva i requisiti per essere realizzato. “Il sequestro blocca di fatto il funzionamento dell’impianto – spiega il sindaco di Monza Roberto Scangatti -. A questo punto, se saranno accertati illeciti dai magistrati, si potrà agire alla revoca con legittimità e senza conseguenze dal punto di vista economico per le casse del Comune”.

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