Le imprese funebri sestesi: rinunciamo all’utile per la salute pubblica

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Le Agenzie funebri sestesi (O.f. Vino, O.f. Sestese, O.f. Rondo’, O.f. Mancini e O.f. C.O.F.), hanno scritto una lettera aperta alla cittadinanza per chiedere di procrastinare in primavera la pratica delle esumazioni nel cimitero per motivi di salute pubblica. «Abbiamo appreso con vivo sconcerto ed allarmato rincrescimento della decisione dell’Amministrazione di Sesto San Giovanni di procedere con il programma di esumazione ordinarie, a far data dal 30 novembre prossimo venturo, in piena contingenza da pandemia Covid19 – scrivono – A tal riguardo, si comunica alla cittadinanza tutta che le sottoscritte imprese funebri, che da svariati decenni hanno assistito ed assistono migliaia di famiglie sestesi colpite da un lutto, non intendono compartecipare di tale scelta, ritenendola, in questo drammatico frangente, intempestiva ed assolutamente inopportuna. E’ necessario ripercorrere le motivazioni che unanimemente hanno portato a tale sofferta decisione. In primo luogo  nel campo comune oggetto del programma di esumazioni ordinarie (nel quale le concessioni hanno durata decennale) l’ultima sepoltura dati all’agosto del 1993; il campo, dunque, è scaduto nell’agosto del 2003. A distanza di ben oltre 17 anni dalla data di cessazione di quelle concessioni cimiteriali, l’Amministrazione Sestese aveva già (tardivamente) pianificato di procedere con le esumazioni nella primavera di quest’anno. Data poi rimandata ad inizio novembre, complice il primo lockdown. Dopo un ulteriore rinvio comunicatoci a metà Ottobre, solo qualche giorno fa l’Amministrazione ha reso edotte le scriventi della decisione di dare comunque avvio al tutto con la fine del mese in corso. Tutto ciò senza consultarci preventivamente, malgrado storicamente siano proprio le imprese funebri, oltre ovviamente agli operatori cimiteriali, le realtà maggiormente coinvolte in operazioni siffatte: nostro è l’onere di assistere le famiglie durante il macchinoso espletamento delle molteplici pratiche burocratiche connesse; nostro è il compito di fornire i feretri e di traslare le spoglie sino ai templi crematori. A ciò si aggiunga che ci è stato contestualmente comunicato che in tale occasione avremmo dovuto adempiere a funzioni che non sono nostre, bensì proprie dell’Ufficio di Stato Civile. La contrarietà a queste imposizioni è stata immediata ed unanime. Tutti gli operatori funebri sestesi hanno sin da subito richiesto a gran voce di attendere almeno la primavera dell’anno venturo, anche considerato come le concessioni di quel campo siano ormai scadute da ben oltre 17 anni! E’ stato fatto inoltre rilevare come la pandemia da Covid 19 stia, purtroppo, imperversando ancora duramente; avviare, quindi, un piano di esumazioni in questo drammatico periodo implicherebbe la necessità di tutta una serie di contatti interpersonali (tra familiari e operatori funebri, tra operatori funebri e quelli cimiteriali e comunali) non solo da non incentivare, bensì, per quanto possibile, da scoraggiare, visti e considerati anche gli accorati appelli della comunità medica e scientifica al distanziamento sociale. La tutela della salute, non solo e non tanto nostra e dei nostri dipendenti, bensì anche e soprattutto di tutti i cittadini loro malgrado coinvolti, oltre che degli operatori cimiteriali e comunali, è stata la principale motivazione che ci ha portato a voler rifiutare di svolgere quello che per noi è lavoro, per il quale, per altro, dovremmo essere retribuiti, giacché intendiamo anteporre il senso di responsabilità al mero tornaconto economico. Se la salute pubblica è stata la principale motivazione, non è stata, tuttavia, l’unica. Il virus Covid 19 è una vera e propria piaga che sta falcidiando, soprattutto nel Nord Milano e in Monza Brianza, centinaia, se non migliaia, di nostri concittadini. Come nella prima ondata di marzo/aprile, anche in quest’ultimo periodo i tassi di mortalità sono drammaticamente triplicati rispetti all’ordinario e, con l’aumentare dei decessi, stanno di conseguenza vorticosamente aumentando le richieste di cremazione. I forni crematori del circondario sono o chiusi (come quello di Cinisello Balsamo), o parzialmente inattivi (come Lambrate, che ad oggi sta recependo solo i defunti che già fossero residenti milanesi) o pressoché prossimi alla saturazione e, quindi, indisponibili a cremare in tempi ragionevoli resti mortali derivanti da esumazione. Qualora l’Amministrazione persista in questa sua decisione, il rischio concreto potrebbe essere un accumulo indiscriminato e scomposto di decine e decine di bare di resti indecomposti al cimitero, ammassate poi chissà come e chissà dove, con ulteriore grave pregiudizio della salute pubblica (oltre che del rispetto che si deve sempre e comunque a chi non c’è più, anche se oramai deceduto da oltre 27 anni). Per tutto  le imprese funebri sestesi richiedono accoratamente al Comune di rivedere la propria scelta e di rimandare le operazioni cimiteriali non urgenti, non necessarie e non indifferibili alla primavera dell’anno venturo.

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