Lavoro, Accornero: Quadro critico, ripresa lontana

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MONZA E BRIANZA –  Un sensibile ridimensionamento delle speranze di crescita, che conferma le previsioni al ribasso sulle stime a livello mondiale e, a cascata, su Europa, Italia, Lombardia. Dati negativi quelli emersi stamane dalla presentazione dell’analisi congiunturale sul secondo trimestre 2014dell’artigianato lombardo, curata da Unioncamere in collaborazione con Unione Artigiani-Claai e altre sigle.

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L’andamento congiunturale del secondo trimestre 2014 in Lombardia denota una situazione di stallo – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani-Claai, Marco Accornero -, con una variazione quasi nulla della produzione rispetto al trimestre precedente. Rimane in crescita il fatturato, ma gli ordini interni svoltano nuovamente in negativo lasciando ancora al solo export il compito di sostenere la produzione. Tutto ciò conferma che la prudenza da noi espressa per i dati confortanti di inizio anno era a ragion veduta. La crisi stenta a demordere e le situazioni positive sono a macchia di leopardo sul territorio e trasversali nei comparti.”

Si arresta invece la contrazione dei livelli occupazionali, con un saldo ingressi-uscite positivo dovuto a un rallentamento delle uscite. Le aspettative degli imprenditori peggiorano per tutte le variabili, con saldi ancora positivi, ma in diminuzione, per produzione e domanda estera, e più negativi per la domanda interna.

Nel secondo trimestre 2014 si registra, per le aziende artigiane manifatturiere, un dato congiunturale che svolta in negativo (-0,4%), mentre la variazione tendenziale (+0,4%) rimane positiva, ma sensibilmente inferiore rispetto allo scorso trimestre (+1,7%).

Per le aziende artigiane l’indice della produzione scende a quota 69 (dato destagionalizzato, base anno 2005=100), abbandonando la lenta ripresa iniziata nel 2013.

Poco diffuso il segno positivo tra i settori artigiani, dove permane una maggioranza di segno negativo per la produzione. Sono positivi il settore tessile (+3,4%), la meccanica (+1,7%) e legno-arredo (+0,9%). I restanti settori registrano una contrazione dei livelli produttivi, di maggior intensità per pelli-calzature (-4,8%) e minerali non metalliferi (-3,9%).

Nell’artigianato lombardo la crescita è significativa solo per i beni intermedi (+1,4%), mentre è poco consistente per i beni di consumo finali (+0,6%) e sono ancora negativi i beni di investimento (-0,7%). Le micro-imprese sono appena oltre la variazione nulla (+0,1%) e quelle di maggiore dimensione registrano incrementi dell’1,2%. La classe dimensionale intermedia (6-9 addetti) torna negativa (-0,3%).

I livelli produttivi dell’artigianato, rispetto allo scorso trimestre, presentano un incremento delle aziende che dichiarano variazioni negative (dal 32% al 35%), compensato dalla riduzione della quota di aziende che dichiara variazioni positive (dal 47% al 43%). In questo caso la quota di aziende senza variazioni rimane stabile al 22%.

Il fatturato a prezzi correnti registra una contrazione congiunturale dello 0,4%, dopo quattro trimestri positivi, associato ad un incremento tendenziale molto vicino alla variazione nulla (+0,3%). Sugli ordinativi, le imprese artigiane, oltre alla contrazione tendenziale degli ordini interni (-1,7%), registrano un rallentamento di quelli esteri (+0,1%), mentre la variazione congiunturale è negativa per entrambi i mercati (-0,7% l’interno e -1,2% l’estero).

In campo occupazionale per l’artigianato aumentano sia il tasso di ingresso che il tasso di uscita e il saldo rimane positivo (+0,1%) come lo scorso trimestre. La quota di aziende artigiane che hanno fatto ricorso alla Cig diminuisce (9,1%), mentre la quota sul monte ore trimestrale rimane ferma all’1,6%.

Per le aziende artigiane l’utilizzo degli impianti sale al 68%, con tre settori che superano la soglia del 70% (pelli-calzature, abbigliamento e gomma-plastica) e tutti gli altri settori comunque oltre il 60%.

Le aziende artigiane manifestano segnali di scarsità più marcati per il livello di scorte (-22% il saldo), con il 61% che giudica le scorte adeguate. La quota di aziende artigiane che dichiara di non tenere scorte è molto più elevata rispetto all’industria (51%), e più omogenea tra le diverse classi dimensionali (53% le micro, 54% le aziende da 6 a 9 addetti e 46% le aziende con 10 addetti e più). La quota di artigiani che dichiara di non tenere scorte è del 23%.

Spinte inflazionistiche consistenti per le imprese artigiane lombarde che segnalano incrementi medi pari al +1,7%. I prezzi dei prodotti finiti risultano pressoché invariati, con variazioni congiunturali positive, ma prossime allo zero (+0,2%). Per gli artigiani solo le aspettative per la domanda estera sono in territorio positivo, mentre produzione e domanda interna si situano ancora in piena area negativa. Circa il 55% degli artigiani prevede stabilità dei livelli per produzione e domanda interna, oltre il 73% per la domanda estera e l’85% per l’occupazione.

“Si tratta di un quadro ancora critico – conclude Accornero – sul quale occorre vigilare attentamente da qui a fine anno. L’andamento dei mercati mette in apprensione, mentre restano tuttora inevasi gli appelli a riforme urgenti e concrete sui versanti della semplificazione, dell’abbassamento del cuneo fiscale e del costo del lavoro.”

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