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L’anarchico Bresci sul banco degli imputati di nuovo a Monza

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29 luglio 1900. Monza è avvolta da un caldo torrido. Secondo il Corriere della Sera, il termometro segna 38,2 gradi. «Quest’estate rimarrà memorabile», scrive il quotidiano, senza sapere ancora quanto fosse esatta la sua previsione. Intanto il re d’Italia Umberto I di Savoia sta presenziando a un saggio ginnico organizzato dalla società “Forti e Liberi” presso il campo sportivo in via Matteo da Campione. Il re si allontana dalla palestra poco dopo le 22, a bordo di una carrozza scoperta. A un tratto gli si avvicina un uomo che lo colpisce a morte con tre colpi di rivoltella: è Gaetano Bresci, anarchico toscano, non ancora trentunenne, di professione tessitore. Bresci, che ormai viveva da anni in America, insieme a numerosi gruppi di anarchici, era tornato in Italia proprio con il proposito di uccidere il re. di vendicare i morti nei moti milanesi. Era benestante, di bell’aspetto e si avvicinò al re nella folla con la macchina fotografica al collo (suo grande hobby). Sparò nel petto tre colpi con la sua Harrington & Richardson calibro 38 a cinque colpi, acquistata a New York prima d’imbarcarsi. Dirà: «Il primo colpo è per i morti di Milano, le vittime pallide e sanguinanti del generale Bava Beccaris, per il potere che elargisce medaglie agli assassini e piombo agli sfruttati. Il secondo colpo è per i compagni di Paterson costretti all’esilio, «per gli operai e le operaie che la fame e le persecuzioni hanno allontanato dalle proprie case. Per tutti gli anarchici reclusi, confinati, accerchiati dal mare su un’isola prigione». Il terzo colpo è per la sua infanzia negata, la breve infanzia trascorsa a Prato, «avvilita dal lavoro ottimizzato che non dà tregua». Non si sa se ci fu un quarto colpo, la cronaca su questo punto non è chiara. In ogni caso tre furono sufficienti.L’omicidio – immortalato in una celebre tavola del pittore Achille Beltrame per la Domenica del Corriere – avvenne sotto gli occhi delle molte persone presenti. Leggenda vuole che Bresci cercò di allontanarsi come se niente fosse, e si lasciò catturare senza opporre resistenza. Una delle prime dichiarazioni che fece quando venne sottratto al linciaggio, arrestato e interrogato fu: «Ho agito da solo. L’ho fatto per vendicare le vittime pallide e sanguinanti di Milano… Non ho inteso uccidere un uomo, ma un principio». Fu processato e condannato all’ergastolo in meno di un mese.Il 22 maggio del 1901 ufficialmente si impiccò nella sua cella a Santo Stefano; in realtà il suo cadavere era già in stato avanzato di decomposizione quando fu trovato e forse ucciso dalle botte dei carcerieri. A Monza, il 29 luglio del 2020 ricorrerà il 120° anniversario della morte del re, . Per ricordare l’evento importante e tragico, si è costituito un comitato denominato Monza Regale che ha lo scopo di promuovere, organizzare e supportare iniziative culturali in occasione dell’anniversario del regicidio e ulteriori attività a favore della città. Il primo appuntamento è fissato alle 21 del 19 giugno al teatro Binario 7. Sul palco “Tre pallottole per il Re…processo a Gaetano Bresci” , per la regia di Luisa Gay. A recitare saranno avvocati, avvocatesse e giudici del Foro di Monza, ovvero le persone più indicate a celebrare un processo. Con loro anche alcune personalità della società civile monzese che daranno volto e voce ai vari personaggi. Presidente del Comitato è Antonetta Carrabs,  poetessa e scrittrice, presidente della Casa della Poesia di Monza. “L’idea cardine è stata quella di valorizzare la nostra città, la sua storia millenaria e straordinaria che merita di essere narrata e fatta conoscere anche al di fuori dei confini cittadini. Abbiamo creato una sinergia di energie e di forze per perseguire l’obiettivo”. Insieme alla Casa della Poesia di Monza sono scesi in campo il Centro Studi Liberi nell’Agorà , la sezione Modoetia Corona Ferrea della Fidapa BPW, l’associazione Mnemosyne e singoli rappresentanti della società civile. “Il plus valore di una città-continua Antonetta Carrabs-è la sua storia. Vi sono città più grandi che non hanno alle spalle un passato come quello di Monza ed è su questo che bisogna lavorare anche con il fine di promuovere un turismo di qualità. Abbiamo pensato come inizio al regicidio, un avvenimento particolarmente tragico che ha avuto le sue ricadute anche sulla nostra città. La nostra regista ha attinto notizie e informazioni da documenti storici, ha consultato persino l’Archivio di Stato, ed è nato un testo molto coinvolgente”. E non è tutto: “Per l’anno prossimo ci piacerebbe mettere in scena una ricostruzione storica del regicidio alla Cappella espiatoria, nel punto esatto dove Umberto I morì” conclude Carrabs.

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