La tragedia dell’Ucraina raccontata per la prima volta da un artista italiano

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Lui si chiama Paolo Coia, è un designer e artista italiano che vive da decenni a Kiev in Ucraina. Paolo ha vissuto la tragedia della Guerra sin dal primo giorno e ha aiutato, grazie alla sua rete di contatti nel Paese che lo ospita, tantissimi profughi a raggiungere un luogo sicuro. Per la prima volta Paolo, ospite dell’Associazione Donne Ucraine a Milano, che insieme a Fidapa Modoetia Corona Ferrea hanno organizzato una splendida mostra di artiste di quel Paese (al Teatrino della Villa Reale a Monza), ha raccontato la sua esperienza.

«Quando è iniziato tutto, all’improvviso, io stavo organizzando una mostra con l’Istituto di Culutra Italiana a Kiev dedicata a Dante Alighieri – ha detto – ovviamente la priorità è stata un’altra: fuggire dall’Ucraina e portare più amici possibili con me».

Fabio non sa nemmeno come quasi è riuscito ad uscire dal Paese a marco prima col treno, poi con un pullman e si è fermato al confine polacco per aiutare gli altri. «I polacchi sono stati meravigliosi – ha detto – pensate che i primi momenti io cercavo un rifugio per i miei amici dello speaking club, un club in cui ci ritroviamo in 1200 a Kiev a condividere la lingua italiana. È stata dura, ma improvvisamente e per caso ho trovato gente meravigliosa, ad esempio una donna che aveva alcuni monolocali da affittare e che me li ha messi gratuitamente a disposizione per le nostre famiglie prima che venissero poi portate in altri Paesi».

Tra gli episodi che sono rimasti impressi nella sua mente il salvataggio di una partoriente con un figlio piccolo già «Quando l’abbiamo presa in carico ci ha detto che mancavano sette giorni al parto, ma non c’era tempo e dovevamo portarla al confine – ha aggiunto – come per miracolo è spuntata fortunatamente un’ambulanza e la donna è riuscita ad arrivare poi in Italia dove le donne ucraine di Milano le hanno preparato la tessera sanitaria e i documenti per lei e il figlio e per partorire: è nato un bimbo e ora vive in Piemonte! Sono le storie che scaldano il cuore».

Ma Fabio quando la situazione si è “stabilizzata2 nel male è rimasto a Kiev dove ha deciso di creare delle opere «Sono installazioni, opere che devono far pensare create con i materiali trovati sui campi di battaglia, l’arte può e deve aiutare a denunciare a far discutere di pace». Il punto è che la situazione non sembra cambiare in Ucraina: «Purtroppo anche a Kerson dove c’è stata la liberazione ci sono decine di palazzi completamente distrutti e la gente non sa dove andare, poi i russi hanno colpito le infrastrutture e manca la luce e l’acqua…non è possibile e accettabile tutto ciò». Intanto la mostra al teatrino della Villa Reale organizzata da Fidapa Modoetia Corona Ferrea con le Donne Ucraine di Milano ha riscosso un notevole successo.

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