Esclusivo: parla la madre del tifoso sestese arrestato a Roma

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parla la madre del tifoso sestese arrestato per tentato omicidio

«Avevamo già prenotato le vacanze e Kevin era felice di poter vivere al meglio le sue due grandi passioni: il Milan e il nostro bar dove lavora e sogna di diventare un grande barman; adesso non sappiamo più cosa ne sarà di noi e della sua vita, perché è ingiustamente detenuto in carcere per un errore che non ha commesso». Gisella Camporeale, mamma di Kevin Pirola, il diciottenne di Sesto San Giovanni arrestato la notte di sabato 21 maggio per una presunta aggressione con coltello nel bar Jet Lag del quartiere Prati di Roma, dopo la partita Roma Milan, ha deciso per la prima volta di sfogarsi con Il Punto Notizie e di raccontare la sua verità. In attesa che il legale della famiglia, l’avvocato Jacopo Cappetta, presenti una nuova istanza per chiedere ancora una volta la scarcerazione. Il giovane, incensurato, è l’unico ultras milanista in trasferta ad essere stato arrestato quella notte con la pesante accusa di tentato omicidio, perché secondo alcuni testimoni era stato lui a colpire con un coltello a serramanico, ferendolo gravemente, l’attore Gianluca Macrì Messineo, 26 anni. Ferito anche un altro frequentatore del locale il quarantenne Alessandro Palmieri che negli ultimi giorni lo avrebbe riconosciuto tra 60 fotografie. In un primo momento Kevin, che era partito da Milano con uno dei pullman degli ultras rossoneri, come faceva da anni, e si trovava sul primo mezzo della carovana, insieme ai capi della tifoseria milanista, era stato riconosciuto per una felpa bianca. In un secondo momento l’aggredito aveva smentito di averlo riconosciuto indicando una persona non identificata completamente diversa. Poi é emersa una seconda testimonianza che avrebbe riconosciuto Kevin in tv. «Le ricostruzioni sono sempre state fumose e confuse – ha detto la mamma di Kevin che va a trovarlo a Regina Coeli una volta alla settimana alternandosi col papà titolari di un bar a Sesto San Giovanni –. I testimoni prima hanno parlato della felpa bianca, poi quando si è accertato che Kevin non la indossava, hanno tirato fuori una felpa nera e infine dopo la smentita della vittima e dopo che la foto di mio figlio era passata su tutti i giornali hanno detto di averlo riconosciuto per il piercing, assurdo, che indagini sono state fatte mi chiedo?» In effetti decine di testimoni contattati dal legale del ragazzo hanno confermato che egli si trovava sul pullman durante le aggressioni e che non era mai sceso dal mezzo, ma secondo gli inquirenti le testimonianze non sarebbero concordanti. «Kevin è un ragazzo riservato, non avrebbe mai fatto una cosa del genere così violenta e anche i mister con cui giocava a calcio fino a due anni fa sono pronti a giurarlo – ha proseguito Gisella –. Io credo che si sia voluto colpire il tifo violento prendendo uno a caso, per colpire tutti; ma io li conosco e so che non tutti gli ultras sono dei violenti, per loro l’unica passione è la squadra del cuore e per Kevin è stato così sin da neonato». Il punto, che sta a cuore alla difesa del ragazzo, è di allargare la ricerca del colpevole anche al di fuori del giro dei tifosi presenti sui bus, perché, come dice la madre di Kevin, «non è detto che l’assalitore sia per forza un tifoso, potrebbe anche trattarsi di una persona completamente estranea».
Inoltre, al fine di fare emergere la verità su quanto accaduto quella sera, per la difesa sarebbe importante individuare e identificare i tifosi che si trovavano su tutti gli altri pullman dietro a quello di Kevin che non sarebbero mai stati fermati dalle forze dell’ordine. «Non voglio puntare il dito contro nessuno ma mi domando perché continuare a tenere un ragazzo di diciotto anni in carcere insieme ad un quarantenne senza una prova concreta e per di più per pericolo di inquinamento probatorio – ha concluso la donna – ,io credo ancora nella Giustizia ma sto perdendo le speranze, per fortuna i cittadini sestesi ci stanno sostenendo e finché avrò voce griderò l’innocenza di mio figlio». Le indagini sulla vicenda non sono ancora concluse e intanto l’avvocato Cappetta che si è visto respingere il ricorso al Riesame sta presentando una nuova istanza di scarcerazione. A pesare sul ragazzo ci sarebbe la testimonianza del secondo ferito Alessandro Palmieri e di un altro tifoso che era nel locale e che lo avrebbe riconosciuto per il piercing al sopracciglio. Anche se Messineo parla di tutt’altra persona. Due sarebbero stati invece gli aggressori per il pm Eugenio Albamonte e tra questi il sestese. Secondo il barista del Jet Lag l’aggressore sarebbe uno solo, alto 1,85, con gli occhi chiari e i capelli biondi. Sicuramente non Kevin. Dove è la verità?
Laura Marinaro

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