Intervista al grande accusatore Di Caterina

0
552

SESTO SAN GIOVANNI – È stato lui, insieme a Giuseppe Pasini, a scatenare l’inchiesta, prima alla Procura di Milano e poi a Monza, che ha rivelato il cosiddetto “Sistema Sesto”. Al centro Filippo Penati, ex Sindaco della Stalingrado d’Italia, ex Presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria di Bersani. E lui, Piero Di Caterina, origini pugliesi (di Corato, ci tiene a precisarlo), in quel sistema c’e- ra in pieno perché “se vuoi lavorare nel pub- blico non puoi farlo senza pagare tangenti”. Di Caterina, tra le sue mille attività imprenditoriali, è il titolare della Caronte, una società di trasporti che ha sempre lavorato con le amministrazioni comunali e, per conto di Atm, per la gestione di alcune linee. Quando gli equilibri hanno iniziato a saltare, perché lui non pagava più, e ha iniziato a perdere le commesse, ha deciso di rischiare e denunciare tutto alla Magistratura. Da quel giorno sono passati quasi due anni e le inchieste non si sono ancora concluse. La prima parte, quella sestese che vede implicati Penati, alcuni amministratori pubblici locali e dirigenti comunali, a dire il vero andrà presto a processo, mentre la seconda, quella che potrebbe portare molto in alto, è ancora al palo. Di Caterina ancora ci vuole credere, ma non è facile e in questa esclusiva intervista si racconta a ‘Il Punto’. Signor Di Caterina crede di essere stato lo scatenatore di un terremoto a Sesto e nel Pd?
“Credo di essere stato solo un cittadino che ha denunciato il malaffare presente nella politica che amministra e maneggia i soldi, non solo a Sesto, ma anche in altri comuni. Sul Pd non lo so, sono sempre stato un uomo di sinistra, non ho voluto denunciare il mio partito, ma solo singole persone. Se una persona è disonesta, che sia di destra o sinistra, non conta”.
Perchè ha deciso di denunciare un malaffare di cui ha era parte anche lei stesso?
“In realtà io ho denunciato perché mi ritengo una vittima, ho dovuto sottostare a pressioni di una politica malata che ci ha costretti a lavorare in quel modo, pa- gando le tangenti. Io dovevo lavorare e pagare gli stipendi dei miei dipendenti, non avevo scelta. Io di marcio alla fine non ho nulla, solo due fatture e le carte lo hanno dimostrato: non ho mai voluto far girare soldi in nero e, quando mi sono stancato di pagare stecche, l’ho detto; probabilmente se avessi continuato, non mi sarei tro
vato nelle condizioni attuali. La Magistratura dovrebbe difendere i cittadini che denunciano, ma alla fine i tempi sono lunghi e nel frattempo tu perdi lavoro”.
Secondo lei che ecosa è accaduto fino ad oggi? Grazie alla sua denuncia si è riusciti ad eliminare il marcio?
“Tutto no, non credo di aver scoperchiato tutto e di lavoro da fare per gli inquirenti ce ne sarebbe ancora, ma cre- do di aver contribuito parecchio e di poter ancora farlo, se mi chiamassero. La verità è che faccio l’imprenditore, non Scherlock Holmes”.
Ha mai avuto paura?
“Sì, la paura che rimanendo abbandonato dalle Autorità dovrò ancora subire quella politica marcia che ti porta via il lavoro se non stai ai giochi e quindi dovrò chiudere e mandare a casa gen- te onesta che lavora per avere uno stipendio… Poi ci sono state anche minacce in questi anni, ma per me quel- le girano nell’aria, io sono un temerario”.
A questo punto ha fiducia nei magistrati?
“La fiducia nei magistrati ce l’ho eccome, a Monza stan- no facendo un grande lavoro. Ma la preoccupazione è che la macchina della Giustizia in Italia è lenta e i magistrati si trovano a dover correre i campionati di Formula Uno con una 500!
I loro tempi non corrispondono a quelli veloci del malaffare. In- fatti noi, che abbiamo denunciato, siamo bloccati, mentre molti degli indagati (come ad esempio il Sinda- co Oldrini) continuano nel loro lavoro e anzi ci mettono anche i bastoni tra le ruote”.
Come crede che finirà tutta questa storia per lei e per gli altri indagati?
“Il timore è che non finirà. Mi riferisco ai tempi lunghi e alle prescrizioni che incombono. Quindi potrebbe finire bene per i colpevoli e male per me che già sono stato tagliato fuori: pensi che a Sesto c’è gente che è schierata con gli indagati, con chi è stato in carcere, dimenticando che io e altri imprenditori eravamo costretti a pa- gare per lavorare”.
Una domanda fuori dai denti: lei crede che con l’onestà si facciano i soldi in questo Paese?
“Nell’economia privata forse sì, ovviamente se non si evade il fisco. Ma se vuoi lavorare con il pubblico no. In un Paese in cui c’è una politica che vive sull’illegalità è difficile vivere onestamente. Noi cittadini scegliamo persone di cui ci fidiamo, ma se poi vanno al potere e fanno i loro interessi, non potevamo certo prevederlo e in fondo ci sentiamo traditi”.
Un po’ come è accaduto tra lei e Penati?
“Ecco appunto…”.
In futuro che cosa racconterà ai suoi nipoti riguardo a Sesto? Che città era ed è diventata negli anni?
“Più che ai nipoti, già a mia figlia racconto che questa città è cambiata da quando alla fine degli anni ’50 sono arrivato qua. E soprattutto è cambiata in peggio negli ultimi 20 anni… Prima, nella Sesto operaia, il controllo sulla politica era forte da parte dei lavoratori e dei sindacati. Forse c’era corruzione, ma il denaro sporco veniva riversato nel sociale, non nelle tasche solo dei singoli. Poi tutto è finito ed è stato il caos, lo schifo. Ai miei nipoti racconterò che ho cercato di scardinare lo schifo”.
A maggio a Sesto si vota per il sindaco e il consiglio comunale. Lei che cosa farà?
“Ovviamente voterò e, mentre fino ad oggi non avrei avuto dubbi sul votare a sinistra, oggi credo che sceglierò il candidato che esprime il distacco più netto dai fatti accaduti. Questo sarà l’unico valore fondante della nuova classe politica sestese, quindi anche se questo candidato sarà nel espresso dal Centrodestra, io sceglierò lui”.
C’è speranza in questo Paese?
“Credo che ci sia speranza solo se si va a colpire il problema della corruzione, da cui deriva tutto il resto, anche che l’evasione. Quin- di eliminiano le minucipalizzate e continuiamo a denunciare questo sistema finchè possiamo, perché pian pia- no dal subconscio parte un’azione massiccia di ribellione”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here