Intascavano il reddito di cittadinanza ma non erano in Italia

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Intascavano il reddito di cittadinanza da mesi ma non si trovavano nemmeno in Italia. Si tratta di persone che da luglio 2019 a settembre 2020 hanno percepito il sussidio in cambio del quale avrebbero dovuto mostrare di cercare un lavoro, ma non l’hanno fatto e peraltro almeno 14 dei 18, che non si sono nemmeno fatti vivi quando il comune di Sesto san Giovanni dove risiedevano li ha contattati, sono migranti stranieri. Un fatto incredibile denunciato dal sindaco leghista dell’ex Stalingrado d’Italia Roberto Di Stefano, dopo alcune verifiche che lui stesso ha svolto in prima persona. «Tra i primi 48 percettori del reddito di cittadinanza chiamati dal Comune per i colloqui psicoattitudinali, 30 hanno aderito ai progetti di utilità collettiva messi a punto dall’amministrazione – ha fatto sapere il primo cittadino – 18 non hanno risposto o non si sono resi disponibili. Praticamente il 38% delle persone contattate. Ho verificato personalmente i fascicoli di ognuno – ha sottolineato Di Stefano – e si tratta principalmente di stranieri che non sono più sul nostro territorio nazionale e sono spariti, ma intanto hanno preso il sussidio per mesi.

Altri ancora ci rispondono che non possono venire perché impegnati e vorrebbero l’appuntamento fuori dall’orario di lavoro. È palese che questo 38% sottrae risorse a chi ne ha veramente bisogno. Ovviamente questi soggetti li abbiamo segnalati affinché venga immediatamente interrotto il loro sussidio. Immaginiamoci in tutta Italia quanti soggetti se ne approfittano per prendere soldi senza fare nulla, con la complicità di un governo assolutamente incapace. Vorrei rivolgermi a queste persone ricordatevi che in questo modo non state fregando solo la legge, state anche togliendo risorse a chi ne ha veramente bisogno». Intanto adesso l’amministrazione si è attivata con i progetti (i cosiddetti PUC) che di fatto lo Stato non ha messo in atto permettendo a 600 persone in tutto di percepire il reddito in città.

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