Incidenti e pirati, come tutelare le vittime

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Si parte da un fatto di cronaca: un pirata della strada che investe una donna e fugge via, per poi affrontare uno dei temi più dibattuti nel nostro Paese negli ultimi anni: gli incidenti stradali e la certezza della pena per chi sbaglia. Da questo articolo inizia la collaborazione con l’avvocato Domenico Musicco, presidente di Avisl, associazione vittime di incidenti stradali e sul lavoro, nonché di violenza. Un avvocato insomma che si occupa prevalentemente di vittime e che è stato tra i promotori della legge sull’omicidio stradale. Prima che scoppiasse l’emergenza coronavirus proprio nella zona rossa, ad Ospedaletto Lodigiano, c’è stato un incidente mortale sulla A1. Un 57enne lodigiano aveva tamponato la vettura condotta da una donna uccidendola e poi era fuggito via. Era stato poi rintracciato e arrestato dai carabinieri e mandato ai domiciliari. Risultato positivo al test antidroga infatti è ora indagato per omicidio stradale.

Domenico Musicco, presidente di Avisl (Associazione vittime incidenti stradali e sul lavoro) ha spiegato: «I fenomeni di pirateria della strada sono in continuo aumento. Anche del 20% dagli ultimi dati disponibili. Però è anche vero che nell’80% dei casi i pirati della strada vengono presi e condannati solo per questo aspetto ad una pena minima di 5 anni. Ciò dimostra che scappare dopo un incidente, oltre che eticamente condannabile, sia controproducente. Tuttavia i domiciliari costituiscono una risposta blanda dello Stato alla gravità del reato». Purtroppo ancora una volta il conducente è risultato positivo al test sulla droga: «Continuiamo ad essere il fanalino di coda dell’Europa per i controlli sulle strade. Basti pensare che in Inghilterra, Francia e Spagna, se ne fanno 10 milioni l’anno solo per l’alcol. E in Italia appena un milione e duecentomila. Mentre i droga test da noi sono pressoché inesistenti». C’è dunque ancora molto da fare.

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