Il Teatro di Milano “rinato” nel lockdown in sicurezza

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La voglia di teatro per chi – come me – lo ha amato, studiato e persino praticato in modo amatoriale da ragazza è tanta. Gli appassionati del rito della maschera antico quanto l’arte e la cultura, nato con la tragedia e la commedia greca, non ne possono davvero più di rinunciare. Ma a Milano c’è stato qualcuno che con un’idea geniale ha potuto dimostrare che anche il teatro, come tante attività culturali, potrebbero rinascere poco a poco in sicurezza e senza violare le norme anti covid. Questo qualcuno si chiama Andrèe Ruth Shammah ed è la vulcanica direttrice del Teatro Franco Parenti di Milano che, in occasione dell’anniversario del teatro (16 gennaio 1973), ha aperto il sipario per una curiosa  “augurazione”. In pratica la direttrice ha chiamato qualche amico (Claudio Bisio, Massimo Recalcati,che ha annunciato la sua prima piece “Amen” e Corrado Tedeschi) e ha “scritturato” un centinaio di spettatori fedeli per partecipare ad uno spettacolo particolare: tra danze tribali e letture sceniche gli stessi spettatori hanno discusso insieme sul senso del teatro e su quanto e cosa manchi di esso. Su quanto sia diverso lo streaming di uno spettacolo, dallo stesso spettacolo vissuto in sala pur nella lentezza “magica” del teatro. Sul palco, da spettatore più che da protagonista , è salito lo stesso Bisio e Corrado Tedeschi, che è appena uscito dal covid e ha mostrato un video in cui per mano accompagna il proprio nipotino alla scoperta del dietro le quinte e della sua magia. Norme rispettate con distanziamento, mascherine, disinfettanti e tamponi rapidi all’ingresso hanno dimostrato che – pur riducendo di molto spettacoli e pubblico – in teatro si potrebbe e direi si dovrebbe tornare presto. Per la nostra salute mentale. Grazie Andrèe, se la sua idea si moltiplicasse nel Paese sarebbe ossigeno per tutti e sappiamo che ne abbiamo proprio bisogno.

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