I medici, dell’ospedale di Sesto, i medici di medicina generale, quelli in pensione, infermieri, personale sanitario di ospedali e case di riposo, soccorritori, forze dell’ordine, Protezione Civile e associazioni di volontariato del territorio: tutti coloro che si sono spesi senza risparmio per salvare vite umane e assistere i malati e i più fragili: ecco i destinatari, per questo 2020 della terza edizione del Sesto d’Oro. Oltre a loro, la Commissione ha deciso di premiare un cittadino sestese benemerito, Ermanno Foschi, scampato ai campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. È stata una cerimonia particolare quella organizzata la mattina del 2 dicembre in Comune dall’amministrazione Di Stefano per premiare le personalità che hanno saputo distinguersi nel corso dell’anno. La consegna delle medaglie e delle pergamene si è svolta in sala consigliare, a porte chiuse per effetto delle norme anti-covid. Presenti il sindaco Roberto Di Stefano e la Commissione composta dal Presidente del Consiglio comunale, Giovanni Fiorino, dal vicepresidente vicario, Loredana Pastorino, e dal vicepresidente Vincenzo Ricupero. Presente anche un ospite speciale insieme alla delegazione dell’Ospedale di Sesto San Giovanni: l’ex calciatore di serie A Fabio Galante. “L’anno che sta per concludersi lascerà un segno indelebile nelle nostre vite – ha commentato il sindaco Di Stefano introducendo le premiazioni –. Un’emergenza sanitaria senza precedenti ci ha costretti a cambiare completamente le nostre abitudini di vita per difenderci da un nemico invisibile e ha stremato il nostro sistema, non solo sanitario, che ha potuto reggere grazie all’operato di medici, medici di medicina generale, medici in pensione, infermieri, personale sanitario di ospedali e case di riposo, soccorritori, forze dell’ordine, Protezione Civile e associazioni di volontariato del territorio: tutti si sono spesi senza risparmio per salvare vite umane e assistere i malati e i più fragili. Per questo, il Sesto d’Oro 2020 è un premio speciale, dedicato a chi ha lavorato senza sosta durante la pandemia mettendosi completamente a disposizione degli altri, anche a rischio della propria salute. Oltre a loro c’è Ermanno Foschi, memoria autentica e importantissima per la nostra città, che tiene vivo il ricordo degli anni bui del nazifascismo con la speranza che simili avvenimenti non si verifichino più”.L’elenco dei premiati con la medaglia e la pergamena del Sesto d’Oro: Ermanno Foschi, operatori sanitari dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, operatori sanitari dell’ospedale Multimedica, volontari della Croce Rossa Italiana – Comitato di Sesto San Giovanni, Associazione Nazionale Carabinieri, Protezione Civile, Polizia Locale, Carabinieri – Compagnia di Sesto San Giovanni, Polizia di Stato – Commissariato di Sesto San Giovanni, Comando Provinciale Vigili del Fuoco – Distaccamento provinciale di Sesto San Giovanni, Guardia di Finanza gruppo di Sesto San Giovanni, Medici di Medicina Generale, gruppo Medici in pensione di Sesto San Giovanni, Fondazione Istituto Geriatrico La Pelucca Onlus. Sono stati consegnati anche tre attestati di merito civico a: Salvatore Romano, coordinatore infermieristico dell’ospedale di Sesto San Giovanni, Sos Sesto San Giovanni (già Sesto d’Oro nel 2018), Farmacie Sestesi (insieme a una vetrofania da esporre in vetrina). Durante la cerimonia di premiazione è stato proiettato un video celebrativo di tutti gli eroi che hanno combattuto il covid e di Ermanno Foschi, attraverso le voci dei suoi amici che insieme a lui frequentano il giardino dei Tigli. Chi è Ermanno Foschi? Ermanno Foschi ha 96 anni e vive da tempo a Sesto San Giovanni. È un assiduo frequentatore del Giardino dei Tigli, dove ogni giorno si trova insieme agli amici per stare in compagnia, giocare a carte e a bocce (la sua specialità). Ermanno, durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato internato nel campo di prigionia tedesco di Fallingbostel e costretto a lavorare per il Reich nazista. Il 7 aprile del 1945, dopo essere fuggito dal campo, Ermanno iniziò a respirare aria di libertà quando vide un enorme carro armato americano. Da quel giorno, dopo 19 mesi di vita precaria, umiliazioni, fame, sofferenze e malattie, cominciò il percorso che lo riportò a casa sua, a Rovereto, l’8 settembre del ’45 dopo un viaggio in treno. In seguito si è trasferito a Sesto San Giovanni.

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