Il progetto del campus del futuro per l’omnicomprensivo di Vimercate

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Progettare il presente con uno sguardo aperto sulla scuola del futuro. Parte da questa premessa lo studio per la riqualificazione del Centro Scolastico di Vimercate che la Provincia di Monza e Brianza ha commissionato al Politecnico di Milano: il covid,infatti, ha imposto cambiamenti nel modo di lavorare, studiare, interagire con il prossimo che possono essere un occasione per elaborare un nuovo modello di scuola aperta e sempre più interconnessa con l’ambiente circostante. Gli esiti dello studio elaborato dal team della professoressa Laura Pezzetti Osservatorio Scuole del Politecnico del Milano – è stato presentato ai Dirigenti scolatici delle 4 scuole ospitate nel Campus di Vimercate ( Banfi, Einsten, Floriani, Vanoni)  alla presenza del Sindaco Francesco Sartini per condividere un modello di Campus innovativo che potrebbe essere replicato per la riqualificazione di altri istituti della Brianza.“Conosciamo bene i problemi delle nostre scuole e per questo abbiamo iniziato ad affiancare alla gestione delle risorse per le manutenzioni anche una progettazione di quello che possiamo fare nel futuro . Quest’anno per la prima volta abbiamo avuto e la possibilità di investire tante risorse per riqualificare molti edifici e mettere in sicurezza le aule, come richiesto dalle normative anticovid. Ma sappiamo che non basta. L’emergenza sanitaria ci ha fatto riflettere e capire che è il momento di guardare oltre e pensare ad immaginare una scuola diverso capace di rispondere alle sfide che il futuro pone. Abbiamo deciso  così di collaborare con il Politecnico per elaborare uno studio mirato su il complesso di Vimercate che rappresenta molte criticità ma anche tante 1234potenzialità per costruire un modello spendibile anche in  altre realtà scolastiche. –  Spiega il Presidente della Provincia MB Luca Santambrogio  –  “ Sul plesso di Vimercate sono i corso lavori per realizzare nuove aule e sono in cantiere altri progetti: questo studio ci da le linee guida per investire risorse mirate dove è necessario oggi, iniziando già a programmare i lavori futuri”.  Lo spazio architettonico non è solo un elemento attivo nell’influenzare l’apprendimento e lo sviluppo, ma è anche un elemento costitutivo della formazione del pensiero e uno strumento specifico di conoscenza critica, culturale e immaginifica della realtà. Organizzare lo spazio significa organizzare la metafora della conoscenza. Il progetto articola il centro scolastico in una varietà di luoghi-spazio, che dove l’allievo fa esperienza di uno spazio architettonico che ha la complessità di una piccola città e di un paesaggio, nella sua di significati e simboli, di metafore e metonimie attribuiti alle forme; nel gioco di scale e configurazioni diverse che predispongono e stimolano comportamenti differenti; nell’espressione di valenze tattili ed estetico-percettive. Invece che dissolvere lo spazio architettonico in ambienti modulari, omogenei o indifferenziati, i luoghi-spazio articolano l’edificio in luoghi affettivi dotati di caratteri architettonici, ciascuno deputato a proporre centri di attenzione, in equilibrio dialettico tra libertà individuale e senso di appartenenza alla comunità”, spiega la Prof. Laura Pezzetti del Politecnico di Milano, autrice dello studio progettuale. Lo studio prevede modalità alternative ed innovative di razionalizzazione degli spazi interni ed esterni, non solo per la messa in sicurezza dello spazio fisico delle quattro scuole compresenti ma anche in funzione dell’elaborazione di una “scuola aperta” alla comunità, che possa esprimere un nuovo modello di “educazione diffusa”, in grado di instaurare una relazione più profonda tra scuola, territorio e società.Progettato nel 1974-76 come scuola per circa 1800 alunni, il campus è divenuto nel tempo un Centro Scolastico Omnicomprensivo che riunisce 4 istituti, trasformando progressivamente le numerose dotazioni collettive, i servizi e i laboratori in aule scolastiche. La necessità di aumentare il numero di aule e sezioni si è ampliata fino a determinare la frammentazione delle singole scuole all’interno di diversi edifici e, in alcuni casi, la loro compresenza all’interno dello stesso edificio. Eccetto gli edifici per attività collettive, inclusa l’ex-mensa (oraFloriani), tutti gli edifici sono del tipo a piastra e monopiano, organizzati attorno a patii concepiti come dispositivi puramente funzionali all’illuminazione, scarsamente accessibili, non attrezzati e privi di rapporto con aule e corridoi che sono bui, spesso stretti e funzionali al solo passaggio verso le aule. Le singole scuole, essendosi formate successivamente, non possiedono un ingresso diretto dallo spazio pubblico il che comporta un’accessibilità incontrollata e indifferenziata dall’esterno. Lo spazio di ingresso dalla strada e dal parcheggio è subito strizzato all’interno di uno stretto e incongruo emiciclo. Attuale organizzazione degli Istituti costruito successivamente nel 2000, affacciato sul parcheggio. All’interno, il sistema di pensiline forza ulteriormente dentro percorsi rigidi i flussi di ingresso e uscita dei circa 4.500 allievi (oltre agli addetti e insegnanti), costituendo un aspetto ulteriormente problematico in tempo di pandemia. Il sistema di passerelle, inoltre, frammenta lo spazio aperto che circonda gli edifici in porzioni inutilizzate e inutilizzabili che impediscono attività outdoor e la percezione dello spazio. Il Centro Scolastico Omnicomprensivo di via Adda a Vimercate (MB) può essere visto nella sua potenzialità di polo culturale, strategicamente collocato all’intersezione tra il circuito storico urbano e un potenziale circuito paesaggistico che intercetta i Parchi Territoriali (PLIS Nord-Est PANE) e apre la vista verso il paesaggio rurale e le Alpi. L’impianto architettonico del campus eguaglia per dimensione il centro storico più antico di Vimercate.

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