DI IRIDE ENZA FUNARI

Mercoledì 29 aprile 2020 (alle 17 ore italiane) un team internazionale di paleontologi ha annunciato in anteprima mondiale la scoperta della prima coda completa di spinosauro (Spinosaurus aegyptiacus), un enorme dinosauro acquatico vissuto nel cretaceo superiore e molto aggressivo. Tra i ricercatori, protagonista della scoperta, c’è il brianzolo Cristiano Dal Sasso che lavora nella Sezione di Paleontologia dei Vertebrati del Museo di Storia Naturale di Milano, oltre a Simone Maganuco (affiliato all’Associazione APPI e al Museo di Milano), Marco Auditore, Diego Mattarelli, Gabriele Bindellini, Davide Bonadonna, e naturalmente altri colleghi da tutto il mondo. Insieme hanno firmato l’articolo scientifico “Tail-propelled aquatic locomotion in a theropod dinosaur” che è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista “Nature”, consultabile on-line a questo link: https://www.nature.com/articles/s41586-020-2190-3 Il gruppo di lavoro è stato coordinato dal paleontologo tedesco-marocchino Ibrahim che ha affermato che questo ritrovamento ci pone di fronte al “dinosauro predatore più completo di tutta l’Africa continentale”. «Nemmeno noi ci saremmo immaginati di pubblicare su Nature, dopo averlo fatto su Science con lo stesso esemplare – ha commentato Dal Sasso – Nessuno si aspettava che avesse una coda di questa forma, ora si dovranno riscrivere tutti i libri sui dinosauri. Infatti fino ad ora, non avendone mai trovata una, la coda dello spinosauro era sempre stata ricostruita come quella di tutti gli altri dinosauri». Il lavoro del suo team infatti è stato quello di riassemblare le ossa ritrovate recentemente in Marocco. Per lo scienziato monzese è stata una grande soddisfazione che segue ad una serie di brillanti scoperte. Il 26 marzo 1998 Nature metteva in copertina la foto del primo dinosauro italiano. “Ciro” riceveva il più solenne dei battesimi scientifici, diventando Scipionyx samniticus – ovvero una nuova specie di dinosauro, prima sconosciuta – con un articolo firmato da paleontologi italiani, tra cui Cristiano Dal Sasso. Sempre con Dal Sasso, Scipionyx è poi finito anche su Science (1999), e Spinosaurus su Science (2014) e ora su Nature (2020): un poker di pubblicazioni unico anche per l’Istituto milanese. È assai raro, infatti, che lo stesso fossile finisca su entrambe le riviste scientifiche, che sono giudicate le due più importanti e prestigiose al mondo. Qualche nota sullo straordinario esemplare: lo Spinosaurus aegyptiacus nuotava grazie ad una coda lunga, alta e piatta come quella di alcuni tritoni, mai vista in nessun altro dinosauro. La coda dello Spinosaurus appartiene allo stesso esemplare che fece già scalpore nel 2014 con un articolo su “Science”, ma all’epoca si ignorava che parte dello scheletro fosse ancora sotto la sabbia, dopo ben 100 milioni di anni. Tra il 2015 e il 2019 sono state condotte quattro campagne di scavo nel Kem Kem, deserto del Sahara marocchino e sono state estratte nuove ossa, che oggi sono conservate all’Università di Casablanca. National Geographic, tra i principali sostenitori degli scavi condotti, dedica allo spinosauro, un servizio speciale (sempre reperibile on-line) con un reportage fotografico esclusivo. Il lavoro concertato delle varie Università e del Museo di Storia Naturale di Milano, ha così riportato alla luce quasi 40 vertebre e altre ossa della coda, di questo grande dinosauro predatore con fauci da coccodrillo e una grande vela sul dorso, che supera per dimensioni anche quelle del celeberrimo T-rex. Restaurate pazientemente presso l’Università di Casablanca, una volta ricomposte in sequenza anatomica le ossa della coda dello spinosauro hanno mostrato una struttura mai vista in nessun altro esemplare preistorico. La fossilizzazione le ha deformate molto poco e ha permesso di studiarne la forma originale e le articolazioni particolarmente snodate, che rivelano una flessibilità laterale decisamente elevata. Grandi fasci muscolari erano presenti alla base della coda, mentre lunghe spine, sia sopra che sotto le vertebre, la rendevano alta e piatta come un lungo nastro o l’estremità di una pagaia.  I potenti muscoli e le articolazioni flessibili permettevano di muovere la coda lateralmente con un moto ondulatorio molto potente, come fanno certi anfibi (tritoni) e rettili che vivono in acqua (coccodrilli, serpenti marini). In sostanza lo Spinosaurus nuotava con la forza della coda. E questa coda inaspettata fornisce la prova più convincente dell’esistenza di un dinosauro in grado di vivere e cacciare in un ambiente acquatico: i grandi fiumi che percorrevano il Nord Africa nel periodo Cretaceo. Per testare la reale forza propulsiva della coda di Spinosaurus, i paleontologi che hanno estratto le ossa fossili hanno coinvolto nello studio i migliori esperti di biomeccanica, dell’Università di Harvard. Lo Spinosaurus, da 220 milioni di anni a questa parte rappresenta un esperimento evolutivo unico, che non ha equivalenti nel regno animale. La coda, pubblicata su Nature, possiede adattamenti sviluppati per consentire uno stile di vita decisamente acquatico e specializzati per inseguire le prede in acque aperte e per lungo tempo. Rappresentando l’inequivocabile prova che ad un certo punto della loro storia, i dinosauri invasero anche gli habitat acquatici, dimostrata da un modello anatomico completamente nuovo.

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